Mafia, la memoria ridefinisce luoghi: ricerca di una studentessa palermitana pubblicata dalla fondazione Falcone

Costruzione e definizione della memoria attraverso i luoghi e i monumenti: è l’oggetto della ricerca di Maria Giulia Franco, 22 anni, palermitana, laureata in Scienze delle comunicazioni, che ora frequenta il corso magistrale di Semiotica all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. La ricerca è stata pubblicata sul sito della Fondazione Falcone. Nel suo lavoro Franco analizza come una città come Palermo abbia costruito la memoria di un tragico passato e dei suoi protagonisti, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino assassinati dalla mafia nelle stragi del’92, anche attraverso i luoghi.

“Il luogo in quanto unica traccia autentica dell’evento, – scrive – conserverà una storia che farà sì che il senso originario subirà una trasformazione; il luogo, sarà carico di un significato e di un valore altro rispetto alla sua condizione originaria, poiché non sarà solo l’evento accaduto a causarne una trasformazione ma anche la costruzione del monumento, che determinerà l’iscrizione di uno spazio simbolico”. “Il ricordo di quei fatti e di quegli anni è iscritto definitivamente nella storia della città di Palermo. – spiega – Qui la toponomastica di strade e piazze ha subito variazioni in seguito agli eventi di quegli anni.

Infatti numerose sono le vie che portano i nomi delle vittime delle stragi, soprattutto magistrati e agenti di scorta. Sono stati costruiti monumenti come lapidi e stele; giardini e parchi sono stati intitolati alle vittime della lotta alla mafia divenendo così possibili tramiti per ricordare e costruire una memoria collettiva”. In particolare lo studio racconta l’iter della costruzione delle stele erette dall’Anas sull’autostrada Palermo-Mazara del Vallo, a Capaci, nel punto sconvolto dall’esplosivo che uccise Giovanni Falcone, la moglie e i tre agenti della polizia di Stato e il Giardino della Memoria realizzato sotto le carreggiate.(ANSA).