Agrigento, dopo 8 anni riapre la Cattedrale di San Gerlando

Riaprirà al culto il 22 febbraio – dopo 2.987 giorni dalla chiusura – la Cattedrale di San Gerlando. I lavori di messa in sicurezza, con la collocazione di 17 catene, sono stati ultimati. Resterà, però, anche in attesa – come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola – che vengano effettuati i lavori di consolidamento sul colle sul quale sorge, una «sorvegliata speciale». Ben 11, infatti, i sensori che controlleranno la tensione delle catene e che permetteranno, laddove se ne dovessero verificare, di registrare eventuali, impercettibili, movimenti. I lavori non sono però finiti perché l’Arcidiocesi sta progettando interventi per la manutenzione delle coperture che alleggeriranno la navata Nord ed elimineranno il contrafforte dentro la torre del Gualtiero che, da solo, pesa oltre 100 tonnellate. Lavori che consentiranno non solo di limitare gli spostamenti della cattedrale, ma anche di rendere potenzialmente fruibile una parte importante del monumento dell’epoca medievale. Ma c’è di più.

Perché, in collaborazione con la Sovrintendenza, la Curia sta pensando anche alla facciata della Chiesa Madre che, presto, potrebbe diventare bianca. Il tutto, naturalmente, in attesa che la Regione dia corso ai lavori di messa in sicurezza e consolidamento del costone sul quale sorge la Chiesa Madre o «la mamma malata» – come l’ha definita sempre l’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro – . Per il colle, ci sono i progettisti. Dopo anni d’attesa, di tavoli congiunti, di rassicurazioni e preoccupazioni – soprattutto per gli agrigentini che vivono o lavorano in via 25 Aprile -, l’ufficio del commissario di governo contro il dissesto idrogeologico, guidato dal presidente della Regione Nello Musumeci, ha approvato, prima di Natale, la graduatoria dei progettisti. La ditta aggiudicataria è la «Technital» di Verona. Il gruppo è, attualmente, al lavoro per redigere il progetto esecutivo.

Ieri, però, è stato il momento dell’annuncio della festa. «Dopo otto anni, dopo un cammino lungo, intenso, faticoso che ha visto contrapporsi anche visioni tecniche diverse sulla cattedrale, finalmente si riapre al culto – ha detto don Giuseppe Pontillo, responsabile dei Beni culturali dell’Arcidiocesi e parroco dello stesso Duomo – . Una riapertura importante dal punto di vista ecclesiale perché viene restituita la Chiesa Madre ai fedeli e la “cattedra” al vescovo come luogo dove può guidare il popolo di Dio della chiesa agrigentina. Importante anche dal punto di vista sociale perché il centro storico privato del suo monumento ha sentito anche un mancato ritorno turistico. E sempre dal punto di vista sociale, perché la Cattedrale chiusa ha fatto perdere anche punti di riferimento alla nostra comunità. Pertanto la riapertura al culto, che avverrà il 22 febbraio, alle ore 18, presieduta dal cardinale Francesco Montenegro, sarà un momento ecclesiale, un momento sociale e un momento rivolto a tutti gli operatori».

Si pensa però anche ad altro: «In collaborazione con la Sovrintendenza, avendo operato per la riapertura della porta che si trova sulla gradinata, che prima era stata occultata, s’è deciso di far emergere – ha spiegato sempre don Giuseppe Pontillo – quelle che sono le rilevanze medioevali della facciata, dando il colore bianco che è neutro ed è quello che, in fondo, veniva utilizzato anche nei monumenti antichi. Il tempio della Concordia noi lo ricordiamo di color tufaceo ma era di tutt’altro colore». E poi, appunto, c’è il problema del dissesto idrogeologico del colle. «Siamo in attesa che venga presentato il progetto da parte del gruppo che è stato selezionato. Noi avevamo preso un impegno che era quello di mettere in sicurezza la Cattedrale come atto propedeutico per poter fare poi i lavori sul colle. Credo che la riapertura della Cattedrale serva anche da input per dire: ecco la cattedrale è stata messa in sicurezza, viene riconsegnata, acceleriamo i tempi per potere non solo completare la progettazione ma trovare i finanziamenti e iniziare i lavori sul colle».