Stime Ue, grande incertezza su prospettive economiche dell’Italia: taglio record per Pil, +0,2% nel 2019

In Italia lo spread è calato a dicembre, dimostrando che sulla manovra “abbiamo preso la giusta decisione, immaginiamo cosa sarebbe successo se non l’avessimo fatto”: afferma il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici presentando le previsioni economiche. Moscovici poi in merito alla condivisibilità dell’ottimismo del governo italiano: “I fatti parlano. Non sembra che l’espansione keynesiana prevista si stia materializzando in modo forte, malgrado un miglioramento della situazione finanziaria e dello spread. E credo che su questo si dovrebbe riflettere”, sottolinea Moscovici.

Nel 2019 il Pil italiano “scenderà a +0,2%, considerevolmente meno di quanto anticipato” nelle previsioni autunnali (+1,2%): lo scrive la Commissione Ue nelle nuove stime che vedono un’attività economica “anemica” nella prima metà dell’anno. La revisione, la più ampia in Ue, è dovuta a “un rallentamento peggiore del previsto nel 2018, incertezza di policy globale e domestica e a una prospettiva degli investimenti molto meno favorevole”. La stima del Pil 2018 è 1%, nel 2020 0,8%, e l’Italia resta fanalino di coda in Ue. “L’economia italiana ha cominciato a perdere slancio all’inizio del 2018”, ed è finita in contrazione nella seconda metà, col Pil “calato di 0,2% negli ultimi tre mesi”. Ma mentre la frenata iniziale era “largamente dovuta al commercio mondiale meno dinamico, il recente allentamento dell’attività economica è dovuto a una domanda interna pigra, in particolare su investimenti”, mentre pesa “l’incertezza legata alla policy del Governo e l’aumento dei costi di finanziamento”.

Le prospettive di crescita italiane “sono soggette ad elevata incertezza”: lo scrive la Commissione Ue nelle nuove stime economiche. “Un’economia globale più debole dell’atteso, l’impatto sul sentimento dell’aumentata incertezza di politiche e le condizioni di finanziamento del settore privato possono portare a un calo maggiormente protratto”, spiega Bruxelles. “L’economia europea crescerà per il settimo anno consecutivo nel 2019 con previsioni espansive in tutti gli stati membri“, ma “il ritmo di crescita complessivo ci si aspetta che si modererà rispetto agli alti tassi degli anni recenti”, con “un outlook soggetto a grande incertezza”. Così le previsioni economiche d’inverno della Commissione Ue, che tagliano nettamente al ribasso (-0,6%) il pil dell’eurozona per il 2019 all’1,3% rispetto all’1,9% delle previsioni d’autunno. Anche per il 2018 il pil è rivisto al ribasso all’1,9% dal 2,1%.

Dombrovskis, in Italia pesano incertezze politiche  – “Oltre a fattori esterni che si ripercuotono su molti Paesi, notiamo che in Italia l’incertezza sulle politiche economiche ha avuto ripercussioni negative sulla fiducia delle imprese e sulle condizioni finanziarie”: lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis. “L’Italia ha bisogno di riforme strutturali profonde e un’azione decisa per ridurre il debito pubblico elevato. In altre parole, politiche responsabili che sostengano stabilità, fiducia e investimenti”, ha aggiunto. “In alcuni Paesi dell’eurozona stanno facendo ritorno preoccupazioni sul circolo vizioso debito sovrano-banche e la sostenibilità del debito“, mentre dalla Brexit viene “ulteriore incertezza”. Per questo “essere consapevoli di questi rischi montanti è metà del lavoro, l’altra metà è scegliere il giusto mix di politiche come facilitare gli investimenti, raddoppiare gli sforzi per le riforme strutturali e perseguire politiche fiscali prudenti”.

“L’Italia ha cominciato a vivere una fase di recessione e se non ci saranno drastiche inversioni di tendenza nel giro di qualche giorno, temo che ci sarà una patrimoniale, temo che infileranno le mani nelle tasche degli italiani, magari andando a colpire la casa”. Così il presidente dell’Eurocamera Antonio Tajani commentando le previsioni economiche d’inverno della Commissione Ue. “Sono preoccupato anche per le pensioni, aumenterà insomma la pressione fiscale colpendo il ceto medio ed i ceti più deboli – precisa – forse invece di fare questo sarebbe sufficiente cambiare governo”. (ANSA)