Precari in Sicilia, stop alle stabilizzazioni dopo 2 pareri della Corte dei Conti

Come racconta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, i 20 precari del piccolo Comune messinese di San Pier Niceto erano da tempo stati convocati per ieri dal sindaco. Si aspettavano di firmare il contratto per l’agognato posto fisso invece si sono sentiti dire che «tutta la procedura si è bloccata». Non se ne fa più nulla. Non solo lì ma in tutta la Sicilia: si è fermata la stabilizzazione e sono rimaste con un piede dentro e uno fuori almeno 7.369 persone che avevano vinto il concorso nei mesi scorsi o stavano facendo le selezioni. E altri 3 mila contrattisti sarebbero arrivati al traguardo entro fine anno.

Lo stop nasce da due pareri che la Corte dei Conti ha emesso rispondendo ad altrettanti dubbi sollevati dai sindaci di San Pier Niceto e Milazzo proprio mentre l’iter per la stabilizzazione era sul finire. Da un anno infatti, grazie al decreto Madia, a ogni Comune è stato consentito di bandire concorsi riservati ai soli contrattisti senza rispettare una precedente norma che imponeva di assegnare la metà dei posti disponibili all’esterno, cioè a lavoratori del tutto nuovi che sarebbero stati selezionati con un normale concorso aperto a tutti. In questo modo al 100% dei precari storici degli enti locali è stato garantito il posto fisso. I soldi, 187 milioni all’anno, li ha messi sul tavolo la Regione. E a quel punto è diventata solo una questione di tempo perché il decreto Madia ha imposto ai sindaci solo di portare a termine le stabilizzazioni fra il 2018 e il 2020.

In Sicilia da un anno fioccano i concorsi. Ogni settimana la Gazzetta Ufficiale è invasa da bandi riservati ai precari storici. Nel solo 2018 hanno avviato le procedure ben 253 Comuni dell’Isola. E 47 di questi hanno concluso il percorso arrivando anche a far firmare i contratti ai precari: sono gli unici centri in cui il personale è salvo. In altre 74 amministrazioni il concorso è alle ultime battute e così sono di fatto sull’uscio del Comune 2.385 lavoratori. Mentre in 142 città e paesi il concorso è appena stato bandito e tutto l’iter sta di fatto iniziando in queste settimane coinvolgendo 4.984 precari. Infine, la Regione stima che, completate queste procedure, negli ultimi due anni di tempo disponibile restino da stabilizzare ancora 5.400 contrattisti, per almeno 3 mila dei quali il concorso era previsto proprio nel 2019.

Solo che tutto si è fermato ieri di fronte a quelle poche pagine scritte dai magistrati della Corte dei Conti. I sindaci di San Pier Niceto e Milazzo hanno chiesto di chiarire se, malgrado le nuove regole della Madia sulle procedure, dovesse ancora essere rispettata una norma di natura contabile che impone di destinare la metà di tutti i fondi stanziati per le assunzioni alla selezione di personale esterno. Sono norme dettate per evitare che tutti i posti liberi nelle amministrazioni pubbliche finiscano per essere «vietati» a giovani che si affacciano ora sul mercato del lavoro. Dall’altro lato però – ricordano i sindacati – c’è il diritto a essere stabilizzato di chi è in servizio con contratto a termine anche da 20 anni. E così ai dubbi dei due sindaci messinesi i magistrati contabili hanno risposto spiegando che la norma di natura contabile va ancora applicata. Soprattutto quando (caso molto frequente) la Regione dà anche altre somme ai sindaci oltre a quelle normalmente stanziate per le assunzioni. In pratica la metà dei soldi va destinata a selezionare personale nuovo e dunque la metà dei posti andrebbe riservata a chi cerca solo ora di entrare in una pubblica amministrazione.

Ricevuti i pareri sia il sindaco di Milazzo che quello di San Pier Niceto hanno bloccato la firma dei contratti a tempo indeterminato malgrado avessero di fronte precari che avevano appena vinto il loro concorso. Di più. Non appena la notizia si è sparsa, in tutta la Sicilia i sindaci si sono fermati. Casi di precari bloccati al momento di firmare il nuovo contratto si sono già registrati nel Trapanese. E un po’ ovunque i primi cittadini hanno comunicato ai sindacati che è necessario un periodo di stand by sulle procedure.

La macchina si è così fermata. Almeno fino a nuovo ordine. Cioè fino a quando la Regione non farà una mossa per uscire dall’impasse, togliendo il rischio della responsabilità per un eventuale danno erariale che per ora pende sui sindaci. E l’assessore agli Enti Locali, Bernadette Grasso, ieri ha fatto sapere che la Regione sta già compiendo la propria mossa. Nella Finanziaria che l’Ars inizierà a votare da lunedì con l’obiettivo di arrivare all’approvazione entro giovedì 14, è previsto un emendamento del governo che scioglierà i dubbi. L’emendamento, fanno sapere in assessorato, è scritto sotto forma di interpretazione autentica delle precedenti norme e dice chiaramente che il 100% delle risorse disponibili può essere utilizzato per le stabilizzazioni. A chi le ha parlato nei giorni scorsi l’assessore però non ha nascosto l’amarezza per l’iter seguito dai sindaci di San Pier Niceto e Milazzo: in assessorato la voce che gira è che a indurre i magistrati contabili a quel particolare parere sia stata una domanda posta male dai sindaci. E anche per questo motivo la Grasso incontrerà i magistrati della Corte dei Conti probabilmente lunedì mattina prima del voto dell’Ars.

Basterà a uscire dall’impasse? I sindacati restano molto preoccupati. Il Movimento Giovani Lavoratori, la sigla autonoma più rappresentativa guidata da Massimo Bontempo, Giuseppe Cardenia e Pippo Sergio Leggio, ritiene che l’assessorato avrebbe dovuto muoversi in modo più rapido: «Sarebbe bastata una direttiva assessoriale ai sindaci e non saremmo arrivati a questo punto. L’assessore Grasso tuteli i diritti maturati da una categoria che da trent’anni presta servizio regolarmente nei Comuni». In realtà c’è anche chi alla Regione teme che quell’emendamento che dovrebbe salvare i precari possa avere qualche profilo di illegittimità e possa quindi essere a rischio di impugnativa da parte del governo nazionale. E per questo motivo è anche possibile che in attesa di una mossa anche da Roma tutto resti bloccato.

La posizione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil

“Governo regionale e Corte dei Conti dialoghino e definiscano regole certe e uniformi per la stabilizzazione dei precari negli enti locali”, hanno detto i segretari generali di Fp Cgil, Gaetano Agliozzo, della Cisl Fp, Paolo Montera, e della Uil Fpl, Enzo Tango. “Dal mancato confronto tra le due istituzioni – hanno continuato – potrebbe derivare un’incertezza insostenibile. Servono regole chiare e standardizzate ed è opportuno, quindi, avviare al più presto un confronto sul tema, così da definire criteri inequivocabili e validi per tutti, che le amministrazioni comunali possano seguire alla lettera, senza scappatoie”. “La stabilizzazione dei precari degli enti locali – hanno poi concluso Agliozzo, Montera e Tango – processo avviato a livello nazionale con la legge Madia e, successivamente, perfezionato in Sicilia con la legge di Stabilità regionale, non può adesso interrompersi o regredire a causa dell’incertezza delle regole da seguire. I lavoratori precari da troppi anni vivono in un limbo e hanno diritto a trovare finalmente una soluzione per la loro vertenza”.

Calderone: “Serve nuova norma, la Regione chiarisca”

“Per effetto dell’interpretazione della norma regionale sulle stabilizzazioni, offerta con proprio parere dalla Corte dei Conti, molti Comuni hanno sospeso il percorso di stabilizzazione del personale precario. La Regione deve chiarire con una norma che le procedure di stabilizzazione previste dalle leggi regionali, debbano effettuarsi a prescindere dall’accesso all’esterno. Solo così, finalmente, tutto il personale precario degli Enti Locali potrà essere stabilizzato”. Lo dice Tommaso Calderone, deputato di Forza Italia all’Ars, in merito alle soluzioni da adottare per scongiurare la paralisi delle stabilizzazioni del personale precario in seno ai Comuni siciliani.  “Occorre celerità – conclude il deputato – per via della scure del 31/12/2019 che incombe come termine ultimo per completare le procedure di stabilizzazione già avviate dagli Enti Locali. Il legislatore regionale deve farsi carico della modifica legislativa oggi proposta, chiarendo in maniera assoluta che la portata della norma contenuta nell’art. 3 della L.R. 27/2016 ed art. 26 della L.R. 8/2018 ha carattere speciale, prescindendo da qualsiasi diversa interpretazione”.