Pensioni Quota 100: le Pmi pagheranno un miliardo in più di Tfr secondo la relazione del decreto

Le pensioni con la Quota 100 quest’anno potrebbero costare alle imprese italiane un miliardo in più per via della liquidazioni del Tfr (il Trattamento di fine rapporto). Potrebbe essere questo uno degli effetti ancora non considerati. Ed è comunque abbastanza cauta la stima del miliardo di euro,  considerato che si fa riferimento alle liquidazioni dei trattamenti di fine rapporto maturate soltanto negli ultimi undici anni. La questione, di cui si occupa Il Sole 24 Ore oggi in edicola, viene fuori dalla relazione tecnica del decretone che contiene, tra l’altro, il tanto atteso Reddito di cittadinanza e, sul fronte previdenziale, oltre alla Quota 100 (con i paletti dei 62 anni di età e i 38 di contributi), anche la proroga di Ape social e Opzione donna, due delle misure in vigore ancora in via sperimentale.

Con Quota 100 si può andare in pensione con almeno 62 anni di età e un’anzianità contributiva minima di 38 anni. Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021 può’ essere esercitato anche successivamente. Il requisito di eta’ anagrafica e’ successivamente adeguato agli incrementi alla speranza di vita. Con Opzione donna: pensioni anticipate secondo le regole di calcolo del sistema contributivo per le lavoratrici con un’età pari o superiore a 58 anni e le lavoratrici autonome con almeno 59 anni, che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni. Il requisito di età anagrafica non è adeguato agli incrementi alla speranza di vita.

Il grosso del costo di Quota 100 “graverà comunque sulle generazioni future”, ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, nel corso di una audizione alla Commissione Lavoro del Senato spiegando che se la misura resterà sperimentale per tre anni (e fino al 2026 per la pensione anticipata) aumenterà il debito implicito di 38 miliardi. Se queste misure diventassero strutturali l’aumento del debito implicito lieviterebbe a oltre 90 miliardi.

“Sulla previdenza, la cosiddetta Quota 100 pur rappresentando una nuova opportunità non aiuta ancora a superare la Legge Fornero. Continua a mancare una visione globale del sistema previdenziale, a partire dalla pensione di garanzia per i giovani. Non ci sono misure specifiche per la tutela previdenziale delle donne, salvo la proroga di un anno di opzione donna; non si prevede la valorizzazione del lavoro di cura; sono insufficienti le misure per i lavoratori precoci; non si affronta il tema dei lavori gravosi, né la separazione tra previdenza e assistenza”. E’ quanto scrivono a proposito delle pensioni Quota 100 Cgil, Cisl e Uil nella piattaforma unitaria sulla quale chiedono un confronto al Governo Conte.

“Dove sono finiti i sindacati, quelli che una volta difendevano i lavoratori, i pensionati e le persone più deboli? La manifestazione di oggi dimostra che hanno perso la bussola, altrimenti non si spiega come siano usciti a manifestare contro un governo che sta ripristinando lo stato sociale, contestando le nostre misure, mentre non scesero mai in piazza contro la Legge Fornero. Va ristabilita un po’ di equità sociale e vanno ridotte le disuguaglianze, contrastando anche gli sprechi e i privilegi. Privilegi che devono essere tagliati anche ai sindacalisti. La settimana prossima, come ha anticipato il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio presenteremo un emendamento al decretone per tagliare la pensione d’oro agli ex sindacalisti. Quelli che oggi attaccano Reddito e Pensione di cittadinanza andando contro 5 milioni di poveri”. Lo ha scritto su Facebook il deputato M5s Filippo Perconti, di Bivona (Agrigento), a proposito della manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil nei giorni scorsi a Roma.