Mafia italo-americana, Dia: ”Negli Usa oltre 3.000 affiliati a Cosa nostra”

“Negli Stati Uniti d’America, secondo il Federal Bureau of Investigation (FBI), i gruppi criminali organizzati italiani, del Medio Oriente, eurasiatici, dei Balcani ed africani rappresentano la più grande minaccia alla sicurezza nazionale ed economica degli Stati Uniti. Per la criminalità organizzata italiana, sarebbero attive la mafia di origine siciliana, la ’ndrangheta e vari sodalizi campani e pugliesi. La mafia di origine siciliana che, negli Stati Uniti d’America è denominata La cosa nostra e conterebbe, nel Paese, oltre 3.000 membri ed affiliati, organizzati territorialmente in famiglie o gruppi, gran parte dei quali presenti nelle più importanti città del Nord-est, del Midwest, della California, e del sud, con una particolare concentrazione a New York, nel New Jersey meridionale ed a Filadelfia”. Lo scrive la Direzione investigativa antimafia nella Relazione sull’attività del primo semestre 2018 consegnata al Parlamento.

“L’organizzazione – si legge nella relazione – sarebbe dedita al narcotraffico, alla gestione del gioco d’azzardo illegale, alla corruzione, alle estorsioni, alle frodi, alla contraffazione, al traffico d’armi, al riciclaggio dei proventi illeciti, all’infiltrazione negli ambiti imprenditoriali, facendo ricorso, laddove assolutamente necessario, ad omicidi ed attentati. Cosa nostra statunitense, la cui conclamata presenza in America risale alla fine dell’800, sembra aver assunto una propria autonomia, pur mantenendo rapporti di collaborazione criminale con l’omologa struttura italiana. Una situazione che potrebbe, però, subire delle trasformazioni. Come ampiamente descritto nel capitolo dedicato alla criminalità organizzata siciliana, Cosa nostra, a seguito dell’azione di contrasto dello Stato e la morte di elementi di spicco dell’organizzazione, è oggi impegnata in un’attività di riordino interno, finalizzata alla creazione di un nuovo vertice. In questo processo di successione e riorganizzazione sono verosimilmente coinvolti latitanti e “scappati”, che dagli Stati Uniti potrebbero far rientro in Italia.

L’organizzazione avrebbe risentito, negli ultimi anni, di un significativo indebolimento dovuto anche all’azione di contrasto. Particolarmente incisiva è stata un’operazione di polizia del 2016, condotta dall’FBI contro la rete di Cosa nostra negli USA, che ha portato all’arresto di 46 soggetti, per lo più affiliati alle famiglie GENOVESE, GAMBINO, LUCCHESE e BONANNO. All’indebolimento di Cosa nostra sembra essere corrisposta, al contempo, l’ascesa della ‘ndrangheta, che avrebbe assunto una posizione dominante nel narcotraffico, derivante anche dal riconoscimento dei principali “cartelli” sudamericani quale partner affidabile. La ‘ndrangheta verrebbe rifornita dello stupefacente da gruppi messicani, che hanno oramai assunto il controllo delle importazioni della cocaina negli Stati Uniti. Tra le principali zone di influenza delle consorterie criminali di matrice calabrese si segnalano l’area metropolitana di New York, il New Jersey e parte della costa della Florida, territori che ben si prestano oltre che al traffico di droga, anche al riciclaggio e al reimpiego di capitali in attività imprenditoriali.

La presenza negli U.S.A. delle organizzazioni criminali campane, dedite, tra l’altro, alla vendita di prodotti con marchi contraffatti, è stata quantificata in circa 200 affiliati. Per quanto attiene ai gruppi criminali pugliesi, sono stati segnalati alcuni sodali a New York, in Illinois e in Florida. Nel semestre in trattazione, sono stati intensificati gli incontri info-operativi con l’FBI. Il 3 febbraio 2018, il Ministro dell’Interno ha incontrato, a Washington, il Segretario della Sicurezza interna degli Stati Uniti. Nel corso dell’incontro c’è stata piena intesa sull’importanza della cooperazione per il contrasto al terrorismo, alla lotta al traffico di droga e alla criminalità organizzata”.

Invece, “in Canada, la mafia siciliana è, tra quelle di origine italiana, la più risalente nel tempo, risultando ben radicata nelle province del Quebec,dell’Ontario e della British Columbia dove, da tempo, si sono stabilmente insediate comunità di immigrati italiani. Nel Quebec, alla mafia siciliana si affiancherebbe la ’ndrangheta calabrese, rendendo la provincia, con la sua capitale Montreal, il fulcro della criminalità organizzata di origine italiana in Canada. Per quanto riguarda le famiglie siciliane, i RIZZUTO, originari di Cattolica Eraclea (AG) ed i CUNTRERA CARUANA, originari di Siculiana (AG), trasferitisi in Canada negli anni ’50, hanno imposto la propria egemonia nello scenario criminale canadese fin dagli anni ’80, operando nel traffico di stupefacenti ed in attività di riciclaggio”. Lo scrive la Dia nella Relazione sull’attività del primo semestre 2018 consegnata al Parlamento. “In seguito ad importanti arresti da parte della polizia canadese, i RIZZUTO avrebbero visto diminuire la loro influenza. Un depotenziamento progressivo accentuato anche da una “guerra di mafia” che ha portato, tra il 2009 e il 2010, ad una serie di omicidi di soggetti di spessore criminale all’interno della compagine. A questo stato di cose si è aggiunta, più di recente, una lotta intestina per la supremazia fomentata da elementi emergenti, che vorrebbero soppiantare i vecchi referenti del sodalizio mafioso, molti dei quali deceduti. Non ultimo, avrebbe concorso a questo ridimensionamento anche la pressione esercitata da altre organizzazioni per il controllo del territorio, in particolare della ‘ndrangheta, che si starebbe sostituendo ai rivali siciliani nel controllo del traffico e dello spaccio di stupefacenti. Allo stesso tempo, la ’ndrangheta sarebbe altrettanto attiva nel riciclaggio e nel reimpiego di capitali illeciti”.

Le cosche avrebbero adottato, anche in Canada, una strategia di propagazione incentrata sulla riproduzione di strutture criminali analoghe a quelle delle zone di origine. I locali canadesi assicurerebbero, infatti, alle cosche calabresi, appoggi funzionali al riciclaggio dei proventi illeciti e al traffico di stupefacenti. I carichi di cocaina prodotta in Colombia transiterebbero attraverso il Venezuela, per il successivo passaggio verso gli U.S.A. ed il Canada. Sul territorio, si è registrata, nel tempo, la presenza di esponenti delle coscheAQUINO-COLUCCIO-SCALI, PAPALIA, SERGI, MORABITO, ALVARO, AGOSTINO, IERINÒ, ma soprattutto dei COMMISSO, che sarebbero al vertice del cosiddetto “Siderno group”, storicamente in contrasto con i COSTA. Tutti sarebbero particolarmente attivi nei traffici di droga e nel riciclaggio dei proventi in attività finanziarie, commerciali e immobiliari. Sul fronte del contrasto, di particolare rilievo è stata l’azione svolta, negli ultimi anni, dagli apparati investigativi italiani e canadesi. L’8 marzo 2011, nell’ambito dell’operazione “Crimine 2”,la Polizia di Stato e l’Arma dei carabinieri hanno eseguito l’arresto di 41 soggetti per associazione di tipo mafioso. L’indagine, prosecuzione della nota “Crimine” del 2010, ha fatto emergere, tra l’altro, l’operatività di due cosche: una a Thunder Bay e l’altra a Toronto, rispettivamente legate ai clan di Gioiosa Ionica e Marina di Gioiosa Ionica. Nel mese di giugno del 2015, in Ontario, la locale polizia ha arrestato 19 soggetti ritenuti responsabili di un vasto traffico di droga ed armi, di estorsione e di riciclaggio, alcuni dei quali sarebbero stati collegati alla ‘ndrangheta reggina. Il successivo mese di settembre, nell’ambito della già menzionata operazione ‘’Acero Connection-Krupy”, concernente un vasto traffico internazionale di stupefacenti, la Polizia di Stato e l’Arma dei carabinieri hanno fatto luce sugli interessi economico-criminali e sulle ramificazioni all’estero delle cosche, che da Siderno si erano estese in Olanda e in Canada. Anche l’operazione “Typograph – Acero bis”,conclusa nel mese di marzo del 2016 dall’Arma dei carabinieri e dalla Guardia di finanza ha fatto luce, oltre che sulle proiezioni in Piemonte delle Cosche di Gioiosa Ionica, di Grotteria e di Marina di Gioiosa Ionica, anche sulle propaggini in Canada e negli U.S.A..

A fattor comune, le operazioni appena descritte evidenziano una presenza della ‘ndrangheta sicuramente funzionale ai grandi traffici di stupefacenti, ma che ha consentito anche la latitanza di criminali di spessore. Nel semestre in esame, il 22 marzo 2018 un esponente della cosca COMMISSO di Siderno (RC) è stato tratto in arresto, presso l’aeroporto di Fiumicino (RM), dopo essere stato estradato dal Canada, dove era stato fermato pochi giorni prima per violazione della legge sull’immigrazione. L’uomo era ricercato dal 2010, in quanto destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP Reggio Calabria, per associazione di tipo mafioso e intestazione fittizia di beni nell’ambito dell’operazione “Recupero – Bene Comune”.Significativo il fatto che dopo il suo ingresso in Canada, avvalendosi di una fitta rete di appoggi logistici, il latitante ha dimorato stabilmente nella Greater Toronto Area, utilizzando false generalità per impedire la sua identificazione. Nel Paese sono attive, infine, diverse bande di Hells Angels,gruppi criminali locali che, in più occasioni, sarebbero entrati in affari con le consorterie mafiose italiane”.