Pochi intimi per l’ultimo saluto al boss Vito Triassi a Siculiana, cimitero ”sorvegliato” dalle forze dell’ordine

E’ stata data ieri, nella cappella del cimitero comunale, la benedizione funebre al boss Vito Triassi, tra i colonnelli della famiglia italo-canadese dei Caruana-Cuntrera che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo sul litorale romano, stroncato da un infarto a 62 anni nelle scorse settimane alle Canarie, in Spagna. L’uomo è stato colto da un malore e si è accasciato a terra mentre era vicino casa nell’isola di Tenerife.

La salma imbalsamata, arrivata martedì scorso da Roma all’aeroporto di Palermo, è stata trasportata al cimitero Siculiana, dove ieri mattina è stata benedetta dall’arciprete don Giuseppe Carbone, visto che i funerali pubblici, come già accaduto in altri casi, non sono stati autorizzati dalla questura di Agrigento per motivi di ordine pubblico. “Come previsto dal rituale, è stata una celebrazione semplice e breve alla quale hanno partecipato i parenti e poche altre persone. Abbiamo affidato il defunto alla misericordia di Dio”, ha detto l’arciprete al Giornale di Sicilia. Nessuna orazione funebre per ricordare la figura di Vito Triassi. A “sorvegliare” la celebrazione carabinieri e poliziotti, magari per vedere chi c’era e chi no all’ultimo saluto al boss.

L’ultima inchiesta che ha visto coinvolti i fratelli Triassi è quella denominata “Maverick” che nei mesi scorsi ha decapitato il clan con 42 arresti eseguiti dai carabinieri tra il Lazio e la Sicilia. L‘infiltrazione mafiosa del clan siculianese tra Roma e Ostia fu messa in atto dopo la “colonizzazione” della Banda della Magliana. Vito Triassi e il fratello Vincenzo, che avrebbero gestito gli affari della cosca entrando in rotta di collisione con i clan Fasciani e Spada, vennero mandati ad Ostia al soggiorno obbligato, ma continuarono la loro attività criminale iniziata in Sicilia.

“I fratelli Triassi – secondo la relazione della Dia relativa al secondo semestre 2018 consegnata nei giorni scorsi al Parlamento – costituiscono una proiezione in territorio laziale della famiglia Cutrera-Caruana di Siculiana. Intimidazioni, incendi e danneggiamenti costituiscono il modus operandi con il quale questi sodalizi tendono ad affermare la loro posizione gerarchica ed il controllo delle attività commerciali, facilitato talvolta da inefficienze amministrative”. Gli elementi più rappresentativi del clan Triassi negli anni, secondo la Direzione investigativa antimafia, “sono stati in grado di muoversi efficacemente sul territorio nazionale ed estero, investendo gli introiti derivanti dalle attività estorsive, usurarie e dal narcotraffico”.