Mafia nell’Agrigentino: armi e cassa comune, come il boss Massimino organizzava e gestiva i traffici

«Una struttura organizzativa connotata, peraltro, dalla presenza di una sorta di cassa comune (alla quale attingere per sostenere le spese legali in favore dei componenti del gruppo raggiunti da misure restrittive), dalla disponibilità di armi al cui uso, più volte, Antonio Massimino, si è dichiarato pronto e dalla disponibilità di più luoghi da utilizzare quali basi logistico-operative ed anche per la custodia della droga, nonché di autovetture da impiegare nelle attività di trasporto delle sostanze stupefacenti reperite in Calabria ed a Palermo». Il gip sottolinea le capacità organizzative del clan Massimino che gestiva il narcotraffico con grande impegno. C’erano i guadagni ma c’erano pure le spese. Innanzitutto quelle legali visto che non mancavano gli arresti e i guai giudiziari.

Il gip, nell’ordinanza cautelare dell’inchiesta “Kerkent”, valorizza il contenuto di alcune intercettazioni. Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, nel febbraio del 2016, Antonio Massimino chiama al telefono Francesco Vetrano. «Il riferimento fatto da Antonio Massimino al camion che si era rovesciato in Calabria, riguarda il sequestro operato dai carabinieri di Messina un mese prima di una partita di sostanze stupefacenti che, indubbiamente, era da ascrivere al viaggio effettuato da Calogero Rizzo e Giuseppe Contino. In particolare, chiaro è risultato il riferimento ai due corrieri, allorquando – continua il gip – Massimino cita le persone coinvolte nell’incidente entrambi originarie dello stesso paese: «…Quell’autista? Quello con la “lingua di pezza?…con quell’altro… del suo paesano…». Infatti sia Rizzo che Contino sono di Raffadali».

Il gip aggiunge: «Inoltre, quando Massimino fa riferimento al camion di “Andrea”, intende, come accertato dalle indagini, che per quel viaggio aveva fatto da tramite Andrea Puntorno. L’episodio narrato fa dedurre come Massimino sia riuscito infine, a procurarsi il denaro relativo al pagamento di stupefacente per i corrieri calabresi che, è bene ricordare, quella stessa sera, mentre si trovavano ospiti di Andrea Puntorno, saranno, a seguito di perquisizione, trovati in possesso di poco più di cinquemila euro, verosimile controvalore dello stupefacente consegnato nel pomeriggio al gruppo criminale di Massimino e sequestrato dalla Squadra Mobile di Agrigento all’interno dell’appartamento ove dimorava una donna, in uso al Massimino ed utilizzato anche come luogo di incontro con i calabresi».

Il gip definisce «monumentale» il riscontro alla ricostruzione che arriva in una dichiarazione, datata 4 marzo 2016, dalle 10,36, quando viene registrata la conversazione tra presenti, in un immobile di Antonio Messina. «Sono presenti Francesco Vetrano, Antonio Massimino, un soggetto indicato con il nome Michele non meglio identificato e, successivamente, Antonio Messina. Massimino, ad un certo punto, chiama telefonicamente “Angelo”, a cui dichiara di avere bisogno di denaro: “…per pagare una cauzione bancaria per la ragazza”». «In realtà – si legge negli atti dell’inchiesta – si comprende chiaramente che Massimino ha necessità di procurarsi denaro per pagare le spese legali per l’arresto della donna arrestata nei giorni scorsi». E poi ancora: «A seguire, Massimino parla degli ultimi arresti, tra cui quello di Giuseppe Messina, del denaro che serve per le fasi processuali ed invita Vetrano a raccogliere soldi, facendo evidente riferimento al rientro dei crediti per l’attività di cessione della sostanza stupefacente. Poi rimprovera lo stesso Vetrano, responsabile a suo dire, di aver lasciato il furgone incustodito con della sostanza stupefacente sotto l’abitazione di sua figlia, esponendola così al rischio di essere arrestata».

Le persone destinatarie di misure cautelari nell’ambito dell’operazione Kerkent: James Burgio, 25 anni di Porto Empedocle, inteso “Jenny”; Salvatore Capraro, di Villaseta (Agrigento) 19 anni; inteso “Ascella”; Angelo Cardella, 43 anni di Porto Empedocle; Marco Davide Clemente, 25 anni di Palermo inteso “Persicheddra”; Fabio Contino, 20 anni di Agrigento; Sergio Cusumano,56 anni di Agrigento; Alessio Di Nolfo, 33 anni di Agrigento; Francesco Di Stefano, 43 anni di Porto Empedocle, detto “Francois”; Daniele Giallanza, 47 anni di Palermo inteso “Franco”; Eugenio Gibilaro, 45 anni di Agrigento; Angelo Iacono Quarantino, 24 anni di Porto Empedocle; Pietro La Cara, 42 anni di Palermo, inteso “Pilota’ o “Corriere”; Domenico La Vardera, 38 anni, inteso “Mimmo”; Francesco Luparello, 45 anni di Realmonte; Domenico Mandaradoni, 31 anni di Tropea e residente a Francica; Antonio Massimino, 51 anni diAgrigento; Gerlando Massimino, 31 anni di Agrigento; Saverio Matranga, 41 anni di Palermo; Antonio Messina, 61 anni di Agrigento inteso “Zio Peppe”; Giuseppe Messina, 38 anni di Agrigento; Messina Valentino, 56 anni di Porto Empedocle; Liborio Militello, 58 anni di Agrigento; Gregorio Niglia, nato Tropea e residente a Briatico, 36 anni; Andrea Puntorno, 42 anni di Agrigento; Calogero Rizzo, 49 anni di Raffadali; Francesco Romano, 33 anni nato a Vibo Valentia e residente a Briatico; Vincenzo Sanzo, 37 anni di Agrigento, inteso “Vicè ovu’; Attilio Sciabica, 31 anni di Agrigento; Luca Siracusa, 43 anni di Agrigento; Giuseppe Tornabene, 36 anni di Agrigento inteso “Peppi lapa’; Calogero Trupia, 34 anni di Agrigento inteso “Cuccu” e Francesco Vetrano, 34 anni di Agrigento, inteso “nivuru.