Mafia, l’ascesa di Massimino: ”A Porto Empedocle tutti sotto di lui, non può parlare più nessuno”

«Alla marina nessuno può parlare più, tutti muti e sotto di lui sono». Dalla voce di uno dei presunti «picciotti» del clan, il trentatreenne Alessio Di Nolfo, emerge il ruolo incontrastato del boss Antonio Massimino che, tornato libero dopo due condanne per mafia, aveva iniziato a comandare anche alla «Marina», vale a dire a Porto Empedocle. «Alla Marina nessuno può parlare più, muti, tutti sotto di lui sono.. Messina . .tutti… tutti… lui comanda». Come riporta il Giornale di Sicilia, per gli inquirenti il dato che emerge dall’operazione «Kerkent», che all’alba di lunedì ha fatto scattare 34 arresti, eseguiti dalla Dia, nei confronti del clan agrigentino con ramificazioni a Palermo e in Calabria, è tutt’altro che banale. Antonio Massimino, personaggio chiave dell’inchiesta che sarebbe tornato a capo della famiglia mafiosa di Agrigento grazie all’investitura formale del vecchio boss Cesare Calogero Lombardozzi, che probabilmente sarebbe fra gli arrestati se non fosse morto due anni fa, avrebbe scalzato persino i Messina.

La famiglia mafiosa empedoclina, presente in tutte le inchieste di mafia negli ultimi 30 anni e, arrivata ai vertici nel 2010, fino alla cattura del superlatitante Gerlandino Messina, capo della cupola provinciale di Agrigento, sarebbe stata assoggettata a Massimino. «A conferma di quanto sopra affermato, nel corso della conversazione, Alessio Di Nolfo – sottolinea il gip – rimarca più volte l’autorevolezza di Massimino specie nei rapporti che intrattiene con personaggi di spessore (appartenenti alla criminalità organizzata)». Il giovane rampollo, suo malgrado, fa rivelazioni che pesano: «Alla Marina nessuno può parlare più.. tutti muti sono. I Messina sotto di lui sono».

Nell’operazione è finito agli arresti domiciliari anche uno dei fratelli del boss Gerlandino Messina, Valentino: l’indagine delinea il suo ruolo di componente della rete di spaccio che Massimino avrebbe messo in piedi per finanziare la famiglia mafiosa in fase di riorganizzazione. Anche in questo caso a coordinare tutto sarebbe stato lui e il fratello del capomafia sarebbe stato al suo servizio. Intanto, questa mattina, al carcere Pagliarelli iniziano gli interrogatori per gli arrestati che sono detenuti a Palermo. Per gli altri saranno attivate le rogatorie nelle carceri dove sono stati rinchiusi.