”Sfrutta operai in campagna”, notaio arrestato per caporalato nel Palermitano

Avrebbe sfruttato gli operai della sua azienda agricola sottoponendoli a turni di lavoro massacranti e costringendoli anche a restituire parte della busta paga. Un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata eseguita dai carabinieri nei confronti di un notaio di Valledolmo (Pa), Gianfranco Pulvino, 52 anni, accusato di sfruttamento del lavoro, caporalato, estorsione in concorso con un proprio collaboratore, quest’ultimo indagato in stato di libertà. Il provvedimento è stato emesso dal gip del tribunale di Termini Imerese a seguito di un’indagine avviata dalla Stazione di Valledolmo nel luglio 2018 e sviluppata dall’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Lercara Friddi sino a gennaio 2019, a seguito della riscontrata notizia della presenza in Valledolmo ed altri Comuni limitrofi di alcuni operai agricoli sistematicamente sfruttati nel loro lavoro in campagna e costretti ad accettare, anche con minacce, retribuzioni molto inferiori di quelle previste (appena 25 € giornalieri, rispetto ai 65 € riportati solo formalmente nelle buste paghe).

In particolare, i militari dell’Arma accertavano che il notaio anzidetto, gestore di un’azienda agricola formalmente intestata all’anziana madre con terreni sparsi in Valledolmo, Caltavuturo, Sclafani Bagni e Vallelunga Pratameno, era solito assumere manodopera per lavori nei campi sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento (con orari sino a 12/13 ore al giorno, senza maggiorazioni per il lavoro straordinario, notturno o festivo, ecc.) e, approfittando del loro stato di bisogno (derivante da scarsissime opportunità di lavoro nel territorio) riconosceva loro una paga giornaliera effettiva di soli 25 €assolutamente sproporzionata rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato e, in ogni caso, molto al sotto degli standarddella contrattazione collettiva vigente nel comparto agricolo. Inoltre, aveva istruito i propri dipendenti, consegnando ad ognuno un foglio di carta, che rappresentava una sorta di “vademecum”, dove venivano riportate le notizie da fornire in caso di controlli ispettivi da parte degli organi di vigilanza. I Carabinieri riscontravano poi che l’odierno arrestato costringeva i lavoratori, dietro minaccia del licenziamento, a restituire in contanti parte delle somme loro corrisposte con gli assegni mensili, solo formalmente rispondenti alle previste buste paga, facendoli persino accompagnare in banca dal suo fidato collaboratore L.f. per incassare gli assegni e subito restituire le somme pretese.