Eraclea Minoa, Polo museale: pronto un progetto per rilanciare l’area archeologica, più servizi e iniziative culturali

“Abbiamo migliorato complessivamente il sistema di accoglienza attivando i servizi aggiuntivi anche nell’area archeologica di Eraclea Minoa: dalla biglietteria al bookshop, dalle manifestazioni culturali alle visite guidate. Le iniziative promosse durante l’anno sono state apprezzate da numerosi visitatori e turisti, stiamo continuando a lavorare in questa direzione potenziando e migliorando ulteriormente i servizi durante la stagione estiva, il periodo di maggiore affluenza”. Lo ha detto al Giornale di Sicilia Giuseppe Parello, direttore del Polo museale di Agrigento, che oltre al museo “Griffo”, la casa natale di Luigi Pirandello e la biblioteca museo riunisce i siti archeologici “minori” della provincia tra cui l’area archeologica di Eraclea Minoa. “C’è un progetto della Soprintendenza dei beni culturali e ambientali  di Agrigento che deve prendere avvio, riguarda la manutenzione dell’area archeologica e del teatro nel suo complesso”, spiega Parello.

I servizi aggiuntivi attivati l’anno scorso sono gestiti da CoopCulture, una cooperativa operante nel settore dei beni e delle attività culturali in Italia a cui è affidata l’accoglienza anche nel Polo museale agrigentino. CoopCulture sta preparando un “programma ricco di eventi e visite guidate” per la stagione turistica. Tra le novità di cui possono godere i turisti il nuovo percorso turistico che collega l’area archeologica con la riserva naturale della foce del Platani realizzato dal comune di Cattolica Eraclea con il finanziamento della ProPiTer (l’agenzia per la programmazione economica e la pianificazione territoriale ed ambientale per lo sviluppo delle risorse locali delle Terre Sicane).

Diverse le iniziative promosse durante l’anno per migliorare l’accoglienza, da momenti culturali come l’omaggio a Rosa Balistreri nell’alba di Ferragosto con gli Aromi di Sicilia, alle passeggiate archeologiche alla scoperta di semi e piante del mediterraneo e il loro utilizzo ed effetti curativi, un percorso didattico che  prende spunto dal repertorio mitologico incentrato sull’origine di alcune piante ancora oggi molto diffuse ed endemiche del territorio, costituendo occasione per parlare anche di specie vegetali ormai estinte. L’area archeologica è aperta al pubblico dalle ore 8 ad un’ora prima del tramonto tutti i giorni dal lunedì alla domenica compreso i festivi. E’ possibile acquistare il biglietto online sul sito www.coopculture.it. All’ingresso della zona archeologica si trova l’antiquarium dove sono custoditi interessanti reperti quali ceramiche, terrecotte, corredi tombali, statuette arcaiche di dee siciliane, una testa muliebre del IV secolo a.C. e frammenti di ceramiche iberiche del periodo neo-eneolitico provenienti dalle abitazioni della città arcaica ed ellenistica.

La città di Eraclea Minoa si estende sul promontorio di Capo Bianco proteso verso un incantevole paesaggio marino, con alte pareti verticali, sulla sinistra del foce del fiume Platani. La storia della ricerca archeologica ha inizio nel 1950, quando Ernesto De Miro vi scopre il teatro, scavato a più riprese fino al 1964. Il teatro è inserito entro il reticolo regolare della città, articolato su terrazze digradanti verso Sud-Ovest. La città era protetta da una imponente cinta muraria (calcolato in 6 km circa), che abbraccia l’intera estensione dell’altopiano, fino al fiume Platani. Dell’abitato è stato messo in luce un notevole settore, nel pianoro a Sud del teatro. Sono stati accertati due strati sovrapposti di abitazioni, rispettivamente riferibili al periodo ellenistico e al periodo romano repubblicano. Dell’abitato di secondo strato (IV-III sec.a.C., contemporaneo al teatro) sono state scavate due case, inserite in un sistema a strade parallele e ortogonali. Le due case messe in luce sono caratterizzate da una pianta semplice: struttura quadrata, chiusa intorno ad un piccolo atrio con cortile centrale. La casa A – spiegano gli esperti – era ad un solo piano con cortile fornito di grande cisterna in cui si convogliavano le acque del tetto a falde compluviate. La casa B aveva un piano superiore con stanze destinate all’abitazione. All’abitato di IV-III sec.a.C. si sovrappone, nel II-I sec. a.C., l’abitato di I strato, che può identificarsi con la colonia di ripopolamento dedotta da Rupilio al termine della prima guerra servile (132 a. C.). E’ costituito da case costituite generalmente di due o più vani gravitanti su un cortile con focolare. I muri sono costruiti con basamento di blocchetti di pietra gessosa ed elevato in mattoni crudi. L’organizzazione in isolati inquadrati da strade nord-sud che si incrociano con strade est-ovest, ricalca lo schema della fase precedente. Verso il termine del I sec. a.C. la città fu abbandonata e cala il silenzio nelle fonti letterarie. L’area extra-urbana tornò ad essere occupata in epoca paleocristiana e bizantina (III-VII sec. d.C.), con la costruzione di una grande basilica e da un connesso cimitero.