Cattolica Eraclea, rimesso al suo posto busto bronzeo di Giuseppe Spagnolo vittima della mafia

E’ stato rimesso al suo posto, nella villetta di via Enna a Cattolica Eraclea, il busto di bronzo dedicato a Giuseppe Spagnolo, vittima della mafia. Il busto del primo sindaco del paese dopo il fascismo e dirigente politico protagonista delle occupazioni delle terre incolte ucciso dalla mafia nel 1955 era stato buttato a terra. Accertamenti sono stati svolti dai carabinieri: non si tratterebbe di un atto vandalico, a far cadere il busto potrebbero essere stati dei bambini con una pallonata o il vento. Il sindaco Santo Borsellino ha subito mandato sul posto gli operai del comune per risistemare l’opera al suo posto.

Il busto di bronzo fu installato dall’amministrazione comunale nel 2005 in occasione del 50° anniversario dell’omicidio di Spagnolo definito dai giudici della Corte di Cassazione “delitto di prestigio”. Spagnolo fu ucciso la notte tra il 13 e il 14 agosto del 1955 crivellato da 7 colpi di “lupara”, mentre dormiva all’aperto nel suo terreno in contrada Bissana, tra Cattolica Eraclea e Cianciana. Per il delitto, nei tre gradi di giudizio, furono condannati all’ergastolo in contumacia, perché fuggiti in Canada, Giacinto Arcuri, Leonardo Salvo e Leonardo Cammalleri, affiliati alla cosca locale capeggiata allora dal boss Antonino Manno.

Nel dopoguerra Giuseppe Spagnolo, sindacalista e dirigente politico comunista, insieme allo storico e parlamentare Francesco Renda, allora giovane studente universitario, fu tra i principali protagonisti delle lotte del movimento contadino in Sicilia. “La biografia di Giuseppe Spagnolo – raccontò in un suo scritto Francesco Renda – per l’aspetto politico é parte della mia biografia politica. Per tanti anni abbiamo lavorato assieme e potrei aggiungere che assieme siamo diventati comunisti o forse sarebbe più esatto dire che sono diventato comunista per sua sollecitazione. Credo perciò di dovere raccontare come e quando ci siamo conosciuti e come l’amicizia che ci ha uniti abbia avuto sempre come legame infrangibile il senso e il dovere della politica. La prima volta che ci incontrammo fu nel dicembre 1943. Lui aveva 43 anni, io 21. Rappresentavamo due generazioni diverse, e avevamo vissuto due esperienze diverse. Spagnolo era un vero capo contadino”.