Mafia: riaperte le indagini sul delitto del piccolo Stefano Pompeo, saranno utilizzate anche nuove tecnologie investigative

Riaperte le indagini sul delitto del piccolo Stefano Pompeo, il bambino di 11 anni ucciso vent’anni fa a Favara dalla mafia. A dare la notizia il giornale La Sicilia con un articolo firmato da Franco Castaldo. La storia di Stefano Pompeo è stata recentemente raccontata nel documentario “Quasi 12 – Nessun colpevole” di Gero Tedesco prodotto da Fuoririga.

“Stamattina una gioia immensa – si legge sulla pagina Facebook di Fuoririga – ha invaso il nostro cuore e ha riacceso la speranza. Il nostro sogno, con il documentario ‘Quasi12-Nessun colpevole’, era che il piccolo Stefano Pompeo, ucciso 20 anni fa dalla mafia, e la sua famiglia potessero avere finalmente giustizia. Quel sogno sta muovendo i primi grandissimi passi. La procura di Palermo ha appena riaperto l’inchiesta sull’omicidio del bimbo di Favara. In 20 anni non c’è mai stato nessun indagato e di conseguenza nessun colpevole. Ora quel fascicolo è stato riaperto e i coraggiosi magistrati della Direzione distrettuale antimafia indagheranno utilizzando anche nuove tecnologie. Grazie anche a tantissimi di voi abbiamo smosso le coscienze e ora anche le indagini. Grazie a Gero Tedesco che ha voluto fortemente, scrivendolo e dirigendolo, ‘Quasi12-Nessun colpevole’ e a tutto lo staff che ha lavorato con grande bravura e abnegazione. Grazie ai giornalisti che stanno seguendo con grande passione, professionalità e impegno civile il nostro documentario e che stanno dando voce alla richiesta di giustizia della famiglia del piccolo Stefano. Grazie a tutti voi per gli incoraggiamenti e le condivisioni: ci date una forza immensa per andare avanti. Grazie ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia e agli investigatori delle forze dell’ordine che siamo sicuri si impegneranno fino allo spasimo per trovare la verità. Stefano deve avere giustizia”.

La sera del 21 aprile del 1999 dei colpi di fucile squarciarono il silenzio tra le campagne di Agrigento e Favara. Fucilate esplose all’indirizzo di un fuoristrada di proprietà di un presunto boss di Cosa Nostra favarese. I sicari erano convinti di avere fatto centro, di avere eliminato il nemico. Ma si sbagliavano. A morire fu il piccolo Stefano Pompeo, che aveva appena undici anni. I killer scrissero la parola fine sulla giovane vita di un ragazzino, figlio di gente perbene, che con la criminalità non c’entrava nulla. Tanti incredibili coincidenze hanno fatto in modo che la tragedia si consumasse. Il padre di Stefano, quel giorno libero dal suo lavoro di macellaio in un supermercato, venne chiamato a sezionare un maiale da dei compaesani che avevano organizzato una cena in una casa colonica. Stefano cercò di convincere il padre a poterlo seguire, il padre aveva detto un secco “no”, ma il bambino si intrufolò in macchina. Arrivati in campagna Stefano, appassionato di fuoristrada, chiese all’autista del presunto boss, che stava andando a comprare del pane che qualcuno aveva dimenticato, di potere andare con lui su quell’auto tanto ammirata. A pochi chilometri però, ad aspettare quel fuoristrada, sul quale i sicari credevano ci fossero il presunto capo mafia e il suo austista, c’era un commando. L’autista rimane illeso, per Stefano nulla da fare. La corsa in ospedale fu inutile. Stefano morì così a undici anni, quasi 12. Da quel giorno nessuno è stato indagato per la morte del bambino, nessuno ha mai rivelato particolari sull’agguato, nessuno ha promosso la riapertura del caso. La morte di un bambino è finita così nell’oblìo. La famiglia non ha neppure mai avuto riconosciuto nessuno dei benefici tra quelli previsti per le vittime di mafia, dallo Stato. Adesso si riaprono le indagini nel tentativo di fare luce sull’omicidio.