Mafia, operazione ”Assedio” nell’Agrigento: 7 fermi, in manette anche consigliere comunale, dettagli dell’inchiesta

 I carabinieri di Agrigento hanno eseguito sette fermi nei confronti di vertici e affiliati delle famiglie mafiose di Cosa nostra di Licata e Campobello di Licata. L’imponente blitz, ordinato nella notte dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e che ha preso il nome in codice ‘Assedio’, è stato eseguito da oltre 100 militari, supportati da un elicottero e da unità cinofile. L’operazione ha di fatto disarticolato le famiglie mafiose di Licata e Campobello di Licata, spiegano gli inquirenti. Tra gli arrestati anche un consigliere comunale in carica di Licata, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa: l’uomo, funzionario dell’Asl locale, avrebbe offerto disponibilità all’organizzazione in diverse circostanze, principalmente nell’ambito di necessità di carattere diagnostico nel locale ospedale, in cambio di voti garantiti alle elezioni. Nel corso dell’indagine, i carabinieri hanno anche filmato summit e incontri segreti fra gli elementi di vertice e gli affiliati della cosca. Accertata persino un’estorsione per lavori edili realizzati in Germania: la vittima, a seguito della sola intimidazione derivante dal fatto che gli estorsori appartenevano a Cosa nostra, non ha esitato a versare 5mila euro. Documentati gli interessi dell’organizzazione nel settore delle slot machine, attraverso una compiacente società di distribuzione di apparati elettronici da gioco.

I carabinieri hanno accertato che l’organizzazione nutriva forti interessi nel settore delle slot machine. Attraverso una compiacente società di distribuzione delle macchinette elettroniche, il cui titolare è stato sottoposto a fermo, aveva luogo infatti l’installazione pilotata di apparati da gioco in numerosi esercizi commerciali dell’hinterland licatese.Dalle indagini dei carabinieri è emerso il potere che la cosca, e in particolare i vertici, esercitavano sul territorio. Al reggente della famiglia un gioielliere ha chiesto protezione dopo aver ricevuto minacce, prima di denunciarle alla polizia, mentre un ladro chiedeva addirittura il permesso per svaligiare le abitazioni della zona. Un ex consigliere comunale licatese aveva chiesto aiuto al capo clan per recuperare un motorino che gli avevano rubato.  I fermati dai carabinieri della compagnia di Licata e da quelli del comando provinciale di Agrigento nell’ambito del blitz della dda contro i clan di Licata e Campobello sono: Raimondo Semprevivo, Vincenzo Bellavia, Angelo Graci, Angelo Occhipinti, Giuseppe Puleri, Giuseppe Scozzari, Giuseppe Salvatore Spiteri. Nell’inchiesta risultano indagati, ma non e’ stato eseguito alcun provvedimento di fermo perche’ sono gia’ in carcere, anche Vincenzo e Gabriele Spiteri.

Spunta il nome del deputato regionale Carmelo Pullara nel provvedimento di fermo di sette persone indagate per mafia dai carabinieri, tra cui il boss di Licata Angelo Occhipinti. Il capomafia intercettato definisce il parlamentare “a disposizione” del clan. Pullara, 48 anni, eletto alle ultime regionali, e’ iscritto al Gruppo Popolari e Autonomisti. Fa parte della commissione regionale Antimafia. “Per me Pullara è buono. La gente che vuole mangiare buoni sono. Almeno sai che se ci vai per una cosa prende e te la fa”. Cosi’ il boss Angelo Occhipinti, fermato dalla Dda di Palermo con l’accusa di essere il capomafia di Licata, parlava, non sapendo di essere intercettato, del deputato regionale Carmelo Pullara. “C’e’ stata una cosa senza che ci sono andato – aggiunge – il 20 maggio del 2018 e gli ho detto che si deve mettere da parte e si e’ messo da parte. Angiole’ che ti devo dire tutte cose? Pullara e’ buono perche’ e’ ‘mangiataro’ (ingordo ndr) vuole mangiare con sette forchette”. “Apprendo dalla stampa quanto accaduto in merito al blitz dei Carabinieri avvenuto stanotte a Licata e Campobello di Licata. Nel ribadire,  come ho sempre fatto, la piena e totale fiducia nella Magistratura, mi dispiaccio del tritacarne mediatico attivato nei miei confronti, completamente estraneo ai fatti che apprendo dai mass media stamane e lontano per cultura e agire quotidiano (privato e pubblico) ad ambienti e contatti mafiosi. Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia, ne’ comunicazione alcuna da parte degli organi preposti alle indagini: leggo  dalla stampa che si farebbe il mio nome in una intercettazione ove tale Occhipinti asserirebbe che il sottoscritto è a disposizione di questo o quel soggetto che non conosco ne’ ho mai incontrato”. Lo afferma Carmelo Pullara, presidente del gruppo parlamentare “Popolari e Autonomisti” all’Assemblea Regionale Siciliana.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si è complimentato con le forze dell’ordine: “Sette arresti per mafia in provincia di Agrigento. Siamo riconoscenti alle forze dell’ordine e agli inquirenti: grazie a loro la giornata comincia con una bella pulizia”. Sull’operazione è intervenuto anche Nicola Morra, del M5S, che presiede la Commissione Antimafia: “Nell’inchiesta che questa mattina ha prodotto 7 arresti a Licata, è coinvolto Pullara, deputato regionale membro anche della Commissione Antimafia. Veniva definito ‘a disposizione’ da un boss intercettato. Spero che sia tutto falso. Temo non lo sia”, ha scritto Morra su Twitter.Alle tre di notte, è scattato il blitz: un elicottero vigilava dall’alto, facendo rapidamente la spola tra Licata e Campobello di Licata. Cento militari, più le unità cinofile per la ricerca di droga, armi ed esplosivi, hanno fatto simultaneamente irruzione in ville, appartamenti, case di campagna e casolari. In pochi minuti, sono scattate le manette ai polsi di 7 pericolosi criminali, fra cui anche il reggente della famiglia mafiosa di Licata. Le accuse sono, a vario titolo, quelle di associazione di tipo mafioso armata, finalizzata alle estorsioni, e concorso esterno in associazione mafiosa. La vasta operazione di oggi è giunta al termine di un’indagine iniziata nell’ottobre del 2017.