Sea Watch: torniamo in mare, attesa per Carola Rackete

Con la capitana Carola Rackete che tornera’ libera nelle prossime ore – per lei hanno manifestato anche un gruppo di attivisti a Salisburgo durante la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – dal quartier generale di Sea Watch rilanciano la sfida a Matteo Salvini: “proseguiremo le operazioni in mare”. Lo scontro tra il ministro dell’Interno e la Ong tedesca non si spostera’ pero’, almeno per il momento, in Parlamento: la prevista audizione della portavoce dell’organizzazione Giorgia Linardi nelle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia potrebbe essere cancellata, con la virata dei Cinquestelle sulle posizioni della Lega che ha definito “del tutto fuori luogo” e “inopportuna” la presenza alla Camera di un rappresentante di un’organizzazione il cui comandante e’ sotto procedimento penale.

Carola intanto attende la decisione del Gip in un’abitazione alla periferia di Agrigento, dove e’ agli arresti domiciliari. Il giudice deve decidere se convalidare o meno l’arresto chiesto dai pm per atti di resistenza con violenza nei confronti di una nave da guerra e resistenza a pubblico ufficiale. Ma subito dopo la decisione, la comandante tornera’ libera: per lei la procura ha chiesto solo il divieto di dimora in provincia di Agrigento, ritenendo cosi’ tutelate anche le esigenze cautelari in relazione all’altro fascicolo d’indagine, quello in cui e’ indagata per favoreggiamento dell’immigrazione. E per Carola non scattera’, almeno nell’immediato, il provvedimento di allontanamento dall’Italia piu’ volte annunciato da Salvini: la procura non ha concesso il nulla osta al prefetto in quanto la ragazza dovra’ essere ascoltata il prossimo 9 luglio.

“Noi proseguiremo le operazioni di soccorso in mare, ma serve una soluzione politica in modo che situazioni del genere non tornino a ripetersi”, dice da Berlino il portavoce della Ong Ruben Neugebauren difendendo le scelte di Carola. “Non e’ Carola che sfugge alla Legge ma Salvini che in casi simili si e’ sottratto alle inchieste giudiziarie utilizzando l’immunita’ parlamentare”. Intanto, arriva la notizia che la Germania accogliera’ una dozzina dei 42 migranti sbarcati doma nica scorsa. La sfida ora e’ trovare entro breve un’altra nave, visto che la Sea Watch 3, lasciata Lampedusa, verra’ posta sotto sequestro nel porto di Licata per consentire ai magistrati di completare gli accertamenti. E’ invece tornata davanti alla Libia, dopo Open Arms e Sea Eye, anche Mediterranea Saving Humans: non con la Mare Ionio, anche lei sotto sequestro, ma con la Alex, la nave appoggio. “Dovevamo partire e tornare in mare – dice la capomissione Alessandra Sciurba – E’ un lavoro fondamentale in un mare che e’ sempre piu’ svuotato di testimoni per via di questa assurda guerra dei governi europei alle navi delle Ong”.

Una sponda alle organizzazioni arriva pero’ dal procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio. “Non e’ stato finora provato il preventivo accordo tra trafficanti di esseri umani ed ong. Che non deve essere limitato ad un semplice contatto, tipo una telefonata, ma deve esserci una comunicazione del tipo: ‘stiamo facendo partire migranti, avvicinatevi e prelevateli”, spiega in audizione alla Camera il magistrato che poi da’ altri ‘dispiaceri’ a Salvini: smonta il decreto sicurezza, – “gli sbarchi sono diminuiti non c’e’ urgenza” -, ricorda che mentre “si agitava il caso Sea Watch” sono arrivati a Lampedusa altri 200 migranti con vari mezzi e, soprattutto, sottolinea che il “pericolo maggiore” per la sicurezza dell’Italia non sono i gommoni che arrivano dalla Libia e che le Ong soccorrono, ma “gli sbarchi fantasma”, vale a dire quelle imbarcazioni che riescono a raggiungere. Su quelle barche, dice il magistrato, ci sono spesso “soggetti che hanno problemi giudiziari e che, astrattamente, potrebbero essere collegati a gruppi terroristici o all’Isis”. (ANSA)