Migranti, Carola Rackete: con la Sea Watch 3 abbattuto un muro, era il mio dovere

“Non ho sbagliato ad entrare nel porto e nelle acque territoriali. L’unico errore è stata la collisione, nata dalla fatica. Comunque rifarei tutto quello che ho fatto, perché era il mio dovere”. In un’intervista a La Repubblica parla Carola Rackete, la capitana della nave Sea-Watch 3. Decidendo di forzare il blocco e dirigersi a Lampedusa, spiega, “abbiamo abbattuto un muro. Quello innalzato in mare dal Decreto sicurezza bis. Siamo stati costretti a farlo. Talvolta servono azioni di disobbedienza civile per affermare diritti umani e portare leggi sbagliate di fronte a un giudice”. Riguardo la collisione con la motovedetta della Finanza, la capitana racconta che “quando ho girato la Sea-Watch per avvicinarmi al molo pensavo che i finanzieri si sarebbero spostati. Ho provato a evitarli con una manovra, ma dal ponte di comando non vedevo bene la motovedetta.

È stato un errore di valutazione, l’impatto poteva essere evitato: non sarebbe avvenuto se non fossi stata così stanca. Non dormivo da giorni”. “Aspetto qui l’interrogatorio di Agrigento (fissato per il 9 luglio, ndr), poi tornerò a Berlino. Devo capire come gestire tutto il clamore e questa involontaria popolarità. Non mi sento un’eroina. Spero che ciò che ho fatto sia di esempio per la mia generazione: non dobbiamo stare seduti ad aspettare, non siamo costretti ad accettare tutto nel silenzio e nell’indifferenza. Possiamo alzarci in piedi, possiamo fare qualcosa, usare il cervello e il coraggio. Se ci sono dei problemi, facciamo qualcosa di concreto per risolverli”, conclude Rackete. (askanews)