Sistema Montante, teste: ex leader industriali voleva posti di potere

“Montante mi chiese di non dimettermi perche’ dovevamo prenderci la Camera di Commercio, l’Asi, la Regione”. E’ quanto racconta l’imprenditore sancataldese Salvatore Mistretta, deponendo al processo che si celebra a Caltanissetta nei confronti di 17 imputati accusati di aver fatto parte del cosiddetto sistema Montante. Mistretta nel 2005 mirava alla carica di presidente di Confindustria Caltanissetta, ma poi decise di ritirare la sua candidatura perche’ l’ex leader di Confindustria gli fece chiaramente intendere che solo lui aveva i numeri per essere eletto.

“Ho lasciato Confindustria – aggiunge Mistretta – perche’ non condividevo la linea di Montante. Avevo progetti grandiosi volti allo sviluppo del territorio, ma con l’insediamento della nuova squadra ho compreso che tirava un’aria diversa. Mi sono offeso quando ho letto sul giornale un articolo nel quale Montante dichiarava di aver buttato fuori dieci imprenditori in odor di mafia. Mi ha offeso come cittadino e come imprenditore. Abbiamo cercato di costituire una nuova associazione, ma abbiamo trovato degli ostacoli anche fra gli organi istituzionali. Neanche il prefetto ci ha voluti ricevere”. Rispondendo poi ad una domanda dell’avvocato Carlo Taormina, l’imprenditore ha riferito che Beppe Lumia, all’epoca senatore, rivolgendosi a lui e all’imprenditore Salvatore Lo Cascio, li indico’ con il termine “irriducibili”. “Tutto questo – sottolinea il teste – perche’ ci eravamo dimessi da Confindustria. Ci siamo sentiti offesi e umiliati” (AGI)