Antimafia desecreta archivi, Borsellino inedito: la sera senza scorta, libero di essere ucciso

Magari con ciò riacquisto la mia libertà utilizzando la mia automobile; però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere, poi, libero di essere ucciso la sera”. Parla così Paolo Borsellino davanti alla commissione parlamentare antimafia. Era il 1984 e il poll stava preparando il primo maxi processo contro le cosche siciliane. Trentacinque anni dopo, e a ventisette di distanza dalla strage di via D’Amelio, la stessa commissione, guidata dal pentastellato Nicola Morra, ha desecretato le audizioni pronunciate dal magistrato a Palazzo San Macuto fra il 1984 e il 1991. Negli audio inediti Borsellino racconta gli anni in cui la lotta alla mafia era fatta dalla volontà e tenacia dei singoli: una manciata di investigatori con pochi mezzi e risorse. “Buona parte di noi non può essere accompagnata in ufficio di pomeriggio da macchine blindate, come avviene la mattina con strombazzamento di sirene, perché di pomeriggio è disponibile solo una macchina blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 22”.

Il magistrato ai suoi interlocutori lamenta la carenza di segretari e dattilografi: “Dovremmo aver garantita la loro presenza per tutto l’arco della giornata. Lavoriamo soli per 16-18 ore al giorno”. Non solo. “Il computer è finalmente arrivato, ma purtroppo non sarà operativo se non fra qualche tempo. E’ stato messo in un camerino e stiamo aspettando”, spiega. Uno strumento “indispensabile nella gestione dei processi di mole incredibile, perché un solo processo è composto da centinaia di volumi e riempie intere stanze. Non è più possibile continuare a usare i sistemi tradizionali delle rubrichette artigianali. Servono attrezzature più moderne che non le nostre semplici rubriche e appunti”, sottolinea Borsellino, ucciso da Cosa Nostra il 19 luglio 1992 a Palermo insieme ai cinque agenti della sua scorta.

E’ stato digitalizzato per la prima volta anche l’archivio delle inchieste parlamentari dal 1963, che è confluito su una pagina web all’interno del portale del Parlamento. Una “scelta di trasparenza”, secondo il premier Giuseppe Conte, grazie alla quale “possiamo riascoltare le parole amare del giudice Paolo Borsellino e la sua denuncia in anni cruciali per la lotta alla mafia. Le sue parole potranno risuonare nelle coscienze di tutti noi”. Il vicepremier Luigi Di Maio rimarca come “c’è chi per anni ha alzato muri di silenzio e omertà fra i cittadini e le Istituzioni, tra la sete di giustizia e la verità sulle stragi”. Al presidente Morra arrivano i ringraziamenti del collega alla Camera, Roberto Fico: “Un’iniziativa che si pone nel solco del percorso che la Camera ha tracciato negli anni sul tema delle declassificazioni”. (LaPresse)