La fiaccolata antimafia e l’incontro con Andrea Camilleri, il sindaco di Agrigento: ”Se ne va un amico”

A ‘Nenè’ lo legava un rapporto personale. “Strettissimo” dice Lillo Firetto, sindaco di Agrigento e per nove anni primo cittadino di Porto Empedocle, città natale di Andrea Camilleri, il Maestro siciliano morto stamani a Roma all’età di 93 anni. “Grazie a lui ho conosciuto mia moglie, Simona. L’ho incontrata in occasione di un suo compleanno, organizzato al Museo archeologico di Agrigento”, ricorda Firetto con l’Adnkronos. La voce è rotta dall’emozione. “Quel momento celebrativo era stato organizzato insieme alla sua famiglia, lui sapeva tutto tranne che la sera mi sarei presentato a casa sua a Porto Empedocle con la torta e la banda musicale. Fu sorpreso ed emozionato”. Il primo incontro con il papà di Montalbano, però, risale agli anni Ottanta. “Avevo poco più di 19 anni – ricorda – ed ero tra gli artefici di una manifestazione contro Cosa nostra dopo la strage a cui Andrea era miracolosamente scampato. Allora nessuno parlava di mafia, tutti avevano una paura folle. In una piazza attonita sfilammo in 30 circa con le fiaccole in mano. Praticamente ero l’unico ragazzo”. E proprio quel giovane temerario Camilleri volle incontrare. “Ero emozionato e gli dissi che lui aveva una grande responsabilità – racconta Firetto -, a quel punto mi guardò e mi rispose dandomi del lei: ‘Cosa vuole dire? Si giustifichi ai miei occhi’. Fu un incontro rude, ma quel rapporto è durato negli anni e nel tempo lui ha sempre fatto il tifo per me. Quando mi sono candidato ha parteggiato in maniera spudorata”. Un endorsement pubblico da “un incallito comunista” nei confronti di “un giovane di area cattolica”.

Una vicinanza umana e personale che Firetto ricorda con tenero affetto. “Quando nacque mio figlio Fulvio, che oggi ha 12 anni, mi chiamò, mi disse che non sarebbe potuto venire a trovarmi, ma mi raccomandò di passare da lui a Roma non appena possibile”. Quando Firetto andò a trovarlo a fare gli onori di casa fu la moglie di Camilleri. “Mi sembrò insolito – racconta il sindaco di Agrigento – perché di solito era sempre Andrea ad accogliermi. Mi portava in quello ‘sgabuzzino’ in cui scriveva e fumava e dove solo pochi erano ammessi. E chiacchieravamo”. Sorpreso dell’assenza dello scrittore, Firetto chiese alla moglie dove era. “Mi spiegò che era andato a comprare il regalo per mio figlio. ‘E’ una cosa che devo fare io’ aveva detto alla moglie. Mi commosse, un uomo impegnato come lui aveva deciso che quel regalo non poteva essere delegato a nessuno”. L’ultima telefonata con Camilleri “tre giorni prima del ricovero”. “L’ho chiamato e al secondo squillo ha staccato la segreteria telefonica. Mi ha risposto e mi ha detto ‘è troppo tempo che non vieni a trovarmi’. Aveva ragione”. Cosa mancherà di più del papà di Montalbano? “La sua onestà, il suo prendersi in giro, il suo cuore appassionato e sincero. Era un uomo di grande acume letterario anche se una certa cultura elitaria, all’inizio, sottovalutò la sua arte. Camilleri ha consegnato un’immagine diversa della Sicilia, che tanti e per troppo tempo hanno voluto raccontare solo legandola alla mafia. Lui ha rotto questo schema e ha dato l’idea di un’isola che si ciba di tradizione ma si proietta al futuro. L’immagine di una Sicilia positiva e che deve andare avanti. Mancherà a tutti noi”. (AdnKronos)