Manovre in corso per la futura gestione del servizio idrico nell’Agrigentino, azienda speciale consortile o spa?

Manovre in corso per la futura gestione del servizio idrico nell’Agrigentino dopo il commissariamento di Girgenti Acque e l’interdittiva antimafia alla società che gestisce le reti in 27 comuni della provincia su 43. A prendere posizione, in attesa dell’assemblea dell’Ati idrico che si dovrebbe svolgere a settembre e che dovrebbe decidere se continuare la gestione del servizio con una società per azioni o con un’azienda speciale consortile è il sindaco di Montevago Margherita La Rocca Ruvolo, che è anche deputata regionale.

“In qualità di rappresentante legale del comune di Montevago ritengo che l’unica forma giuridica per la gestione del servizio idrico nel nostro territorio sia quello dell’azienda speciale consortile”, ha dichiarato in una nota La Rocca Ruvolo. “Dopo la scelta fortemente negativa di una gestione privata, quale è stata quella della società per azioni Girgenti Acque, nella scelta del nuovo modello di gestione è necessario – ha sottolineato – garantire ai cittadini un servizio pubblico che si caratterizzi per trasparenza, correttezza amministrativa ed efficienza allontanando definitivamente quei dubbi di mala gestio che in questi anni hanno prevalso nell’opinione di molti. I Comuni – ha aggiunto La Rocca Ruvolo – devono essere gli attori principali nella gestione di un servizio indispensabile per la collettività e non spettatori come abbiamo avuto modo di vedere, purtroppo, in questi anni. La possibilità di approvare gli atti fondamentali, di modificarli qualora se ne ravvisi la necessità per meglio garantire diritti al cittadino, il potere di determinare le finalità, gli indirizzi e gli obiettivi, verificare i risultati della gestione, esercitare un controllo su come vengono spesi i soldi, su come viene assunto il personale, si può avere solamente – ha concluso – con la gestione pubblica del servizio”.

Proprio quattro giorni fa, il sindaco di Naro, Maria Grazia Brandara, ha scritto una lettera al presidente del consiglio comunale Lillo Valvo a proposito delle determinazioni per il nuovo assetto gestionale del servizio idrico integrato. “In merito a questa tematica – ha detto la Brandara – ho già preso posizione indicando nell’azienda speciale consortile il soggetto giuridico più adatto a rappresentare una irrinunciabile discontinuità rispetto al passato, oltre che una modalità gestionale che consente al cittadino-utente di operare i necessari controlli sull’operato del gestore e sulla corretta gestione del servizio, controlli che fino ad oggi hanno lasciato alquanto a desiderare. Al presidente Valvo – ha spiegato –  ho chiesto di convocare un consiglio comunale  aperto onde, tramite la presenza di associazioni, coordinamenti, comitati, si possano acquisire ulteriori elementi conoscitivi tra le due opzioni, azienda speciale consortile oppure spa, per un verso e per rendere edotta la cittadinanza tutta, su quelli che sono i vari passaggi che si stanno consumando in seno all’Ati su queste importanti decisioni, per l’ altro verso”.

In attesa della convocazione dell’assemblea dell’Ati il dibattito tra i sindaci è aperto ormai da diversi mesi. “Società per azioni o azienda speciale consortile? Sto studiando la questione, non ho ancora le idee chiare”, ha fatto sapere al Giornale di Sicilia il sindaco di Realmonte che nei mesi scorsi, abbandonando i lavori assembleari, aveva “denunciato l’inerzia del consiglio direttivo”.  Non sono mancati, negli ultimi mesi, gli scontri all’interno dell’Ati idrico nelle ultime assemblea. Dopo l’abbandono del direttivo da parte del sindaco di Favara Anna Alba e la protesta del primo cittadino di Montevago Margherita La Rocca Ruvolo, anche il sindaco di Realmonte Lillo Zicari si era aggiunto alla cordata di coloro che contestano la gestione dell’Ati. “Non consentirò – aveva detto il primo cittadino della città della Scala dei Turchi – che si continui a giocare con le tasche dei cittadini che oggi continuano a pagare l’acqua ad una tariffa ben più onerosa di quella oggi consentita ad altri centri della stessa provincia”.

Nei giorni scorsi, intanto, è stato costituito ad Agrigento di un comitato civico spontaneo per la difesa della gestione pubblica e per la tutela dei diritti dei cittadini. Compito del comitato, che si prefissa innanzitutto di “redigere un regolamento e uno statuto ispirati ai principi della tutela dell’acqua pubblica, con esclusione di ogni intervento privatistico, nonché alla difesa dei diritti dei cittadini è – si legge in una nota – promuovere attività sul tema della gestione del servizio idrico. In tal senso i cittadini promuoveranno, ad esempio, un consiglio comunale aperto al fine di discutere sulla nuova gestione del servizio e sull’adozione di un atto di indirizzo politico da far valere in seno all’Ati che comprenda anche la richiesta di sospensione del pagamento del canone idrico con il sistema a misura e il ritorno alla fatturazione forfettaria fino a quando non saranno create le condizioni per l’installazione dei contatori in tutte le utenze”.