Open Arms: come abbiamo salvato i profughi in mare

Era giovane, spaventato. Nello sguardo tanta paura. Si aggrappava al giubbotto-salvagente e si dimenava. Un volontario della Open Arms l’ha raggiunto a nuoto, per stabilizzarlo. Matteo Minarelli gli si e’ avvicinato, l’ha abbracciato e lo ha condotto fino alla motovedetta, aiutandolo a salire. Il soccorritore marittimo, uno dei quattro esperti della Guardia costiera intervenuti in mare, racconta all’ANSA i momenti drammatici di ieri, quando nove profughi, e poi altri 5, si sono gettati dalla nave della Ong spagnola per tentare di raggiungere a nuoto la costa, che si trovava ad appena 800 metri.

“Il mare era agitato, c’erano delle onde: era una situazione pericolosa – dice Minarelli, un ragazzone di quasi un metro e 90 – Mentre era in acqua quel giovane ha avuto una crisi, non so se di panico o epilettica. Dopo averlo portato sulla motovedetta l’abbiamo consegnato al medico, ho saputo poi che aveva superato quella crisi”. I quattro soccorritori, in poche ore, hanno effettuato tre missioni, salvando dalle onde 17 profughi. “Paura? Siamo addestrati al peggio, ce n’e’ tanta di paura – riflette Matteo Gregorio, altro soccorritore – Ma e’ la paura dei coraggiosi, perche’ solo se la provi puoi agire in modo calmo, perseguendo un solo obiettivo: salvare chi e’ in difficolta’”. Dall’alba di ieri fino al primo pomeriggio, il mare antistante Cala Francese, dove per 19 giorni la Open Arms e’ rimasta ferma in attesa dello sbarco, e’ stato carico di tensione.

“Nella nave c’erano piu’ di 80 persone, abbiamo temuto per un po’ che si potessero tuffarsi in mare tutti, emulando i primi – afferma Gregorio – Se non l’hanno fatto, probabilmente, e’ perche’ in molti non sapevano nuotare”. Quattro gli episodi gestiti dagli esperti della guardia costiera: il primo all’alba, con un profugo, gli altri a seguire, con 9 persone in mare poi altre 5 e infine due. A rendere difficoltoso il salvataggio anche la presenza in acqua di alcuni volontari di Open Arms che si sono gettati in mare per dare aiuto ai naufraghi. “Non erano ben attrezzati, qualcuno era addirittura in costume da bagno – ricorda il soccorritore Gregorio – Hanno cercato di rassicurare la gente in acqua, mentre noi abbiamo provveduto a metterli in salvo”. Non senza problemi.

“Non erano collaborativi, non volevano che li portassimo sulla motovedetta – dicono i due soccorritori – Il loro scopo era di raggiungere a nuoto la riva perche’ si vedeva che erano disperati, ma non ce l’avrebbero fatta perche’ le condizioni del mare non erano buone”. I profughi ora sono nell’hotspot, aspettano di essere trasferiti. Open Arms ha lasciato Lampedusa. Minarelli e Gregorio, come gli altri loro colleghi, tengono alta la tensione: “Siamo pronti a intervenire in qualsiasi momento”.(ANSA