Lampedusa, già 80mila firme per salvare dalla chiusura l’ospedale delle tartarughe

Chiude lo storico “ospedale” delle tartarughe marine sulle Pelagie perché i locali della Stazione Marittima non sarebbero più idonei ad ospitare e a curare gli animali. Si mobilitano con una petizione online i volontari e il popolo del web. Sono già più 78mila le firme raccolte in due settimane per la petizione – intitolata “Il centro recupero tartarughe marine di Lampedusa non deve chiudere” – lanciata su change.org da Camilla Bignami con una lettera al governatore Nello Musumeci, al sindaco Toto Martello, al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, all’assessore regionale del Territorio Toto Cordaro e alla presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi. Tanti i messaggi e gli appelli anche su Facebook.

Da trent’anni il Lampedusa Turtle Group opera per la tutela, il salvataggio e il recupero delle tartarughe marine “minacciate dallo stravolgimento del loro ambiente naturale, dalla pesca intensiva, dal traffico in mare, dalla plastica. Il centro ospita annualmente circa cento tartarughe marine e vive – viene spiegato sul sito – grazie all’impegno di volontari, italiani e stranieri che, soprattutto nei mesi estivi, collaborano con il personale nelle attività di monitoraggio, recupero, cura e marcatura delle tartarughe e nelle attività di sensibilizzazione dei turisti”.

Nei giorni scorsi la responsabile del centro Daniela Freggi ha “dovuto prendere atto – si legge nella lettera – di come il Wwf, cui a livello puramente formale era demandata la gestione del centro, abbia ritirato la sua disponibilità e anzi comunicato alla Regione Siciliana l’interruzione dell’attività. La pubblica amministrazione delle Pelagie ha così potuto sollecitare un decreto di chiusura”. L’associazione Caretta Caretta, presieduta da Daniela Freggi, che “ha di fatto gestito il centro in ogni suo aspetto e sin dall’inizio, ha chiesto alla Regione, proprietaria dei locali, di poter subentrare al Wwf, così da regolarizzare definitivamente la propria posizione e poter proseguire le proprie attività. Se la risposta dovesse essere negativa, si arriverebbe purtroppo al rapido smantellamento del centro, allo sfratto potenzialmente letale di tutti gli esemplari in cura, e purtroppo alla perdita di un fiore all’occhiello, per serietà, efficienza, sostenibilità, esperienza, della protezione animali in Italia”.

Il Wwf e il sindaco e presidente dell’Area Marina Protetta “Isole Pelagie” Toto Martello, in un comunicato congiunto, hanno spiegato che “il centro di Lampedusa non risulta più idoneo al trattamento degli animali recuperati, tant’è che dal mese di gennaio il Wwf Italia, comunicando alla Regione una serie di difficoltà logistiche e gestionali, ha chiesto il trasferimento degli esemplari esistenti in strutture più idonee. L’interesse di tutti è quello di creare a Lampedusa un punto di riferimento per il recupero e lo studio delle tartarughe marine che operi in stretta collaborazione istituzionale in particolare con l’Area Marina Protetta. Per questo il Wwf ha sottoscritto un apposito protocollo d’intesa con l’Area Marina Protetta gestita dal Comune di Lampedusa, con l’Istituto Zooprofilattico della Sicilia e con l’associazione Marevivo, l’intento è quello di operare tutti con maggiore sinergia e collaborazione e quindi di realizzare un nuovo centro, previo tutte le autorizzazioni veterinarie, presso le strutture certamente più idonee dell’Area Marina Protetta. La prospettiva è anche quella di riattivare il centro tartarughe di Linosa”.