Rifiuti in Sicilia. assolto ex assessore Marino: non diffamò il ”re delle discariche”

Il giudice monocratico del tribunale di Palermo Marina Petruzzella, decidendo in sede di appello rispetto a una sentenza del giudice di pace del 3 novembre 2016, ha cancellato la condanna e dunque assolto l’ex assessore regionale siciliano all’Energia, Nicolo’ Marino. Il magistrato, che per un periodo fece parte del governo Crocetta, era accusato di diffamazione per avere definito “prestanome di Provenzano e colluso con la mafia” l’imprenditore Giuseppe Catanzaro, gestore di discariche private e autosospeso dalla carica di presidente regionale di Confindustria per la vicenda Montante, l’ex vicepresidente nazionale dell’associazione degli industriali, condannato in primo grado a 14 anni a Caltanissetta. Marino, che aveva avuto una multa di 500 euro (e, ad Agrigento, era stato condannato a un risarcimento anche in sede civile) ha dimostrato di non avere mai detto la frase incriminata e di avere invece espresso concetti che rientrano nei limiti legittimi della critica politica.

In entrambi i procedimenti, penale di Palermo e civile di Agrigento, la questione ruotava attorno a una frase che Marino avrebbe pronunciato il 19 novembre 2013, nel corso di una riunione politico-sindacale sullo smaltimento dei rifiuti: il giudice Petruzzella esclude che sia certo che le sue parole fossero fosse cosi’ dirette e dure, nei confronti di Catanzaro. “Le dichiarazioni critiche del Marino, nella parte che risulta pacifica”, scrive in sentenza, furono di tutt’altro tenore: l’ex assessore parlo’ delle “azioni intraprese sull’organizzazione del sistema dei rifiuti, e fra questi la chiusura col sistema delle discariche private”, cosa “che gia’ da tempo era materia di un aperto conflitto” tra Marino e Catanzaro.

In questo contesto l’assessore, per evidenziare “l’ipocrisia del Catanzaro, nell’appellarsi alla sua tensione verso la legalita’”, fece riferimento “all’ aggiudicazione del servizio privato di gestione della discarica di Siculiana (Agrigento) e alla partecipazione della societa’ del Catanzaro alla gara assieme a societa’ con soggetti che erano stati coinvolti in processi di mafia assieme a Provenzano. Affermazioni critiche e allusive” ma “fondate su risultanze processuali in sedi penali e amministrative”. (AGI)