La Stidda al Nord, il siciliano Rosario Marchese referente dell’organizzazione a Brescia

Le affermazioni di una vittima, che paragona la condotta dei suoi “persecutori” a quella di uno dei più noti boss di mafia “evocano un clima d’indicibile intimidazione, disegnando ancora una volta i tratti di una cosca criminale che, quando occorre, fa ricorso al tipico metodo mafioso costituito dall’intimidazione di chiunque si ponga di traverso sui suoi programmi a farsi da parte”. E’ uno dei passaggi dell’ordinanza firmata dal gip di Brescia Carlo Bianchetti sull’operazione che ha portato a una settantina di arresti e a sequestri per 35 milioni di euro in diverse province.

Il procedimento trae origine dagli accertamenti svolti dalla sezione criminalità organizzata della Squadra mobile di Brescia e dal Gico della Guardia di finanza di Brescia su Rosario Marchese, originario di Gela, trasferitosi dall’ottobre 2017 in Lombardia. Sarebbe lui, secondo l’ipotesi accusatoria, uno dei vertici della cosiddetta ‘stiddara’ radicatasi nel Nord Italia che avrebbe ideato e attuato “un meccanismo fraudolento finalizzato a ‘piazzare’ crediti fiscali fittizi presso imprenditori disposti a beneficiare di tali crediti, ponendoli in compensazione con propri debiti fiscali e previdenziali”.

Alcuni dei componenti finiti nella rete della magistratura affermavano di agire “come se fossimo un ‘unica famiglia” e in questo senso la struttura criminale smantellata era “stabile ed organizzata” con ruoli “ben definiti” con un “programma criminoso ampio che abbracciava la commissione di una pluralità indeterminata di fatti reato in tema di reati fiscali” e caratterizzata “dalla stabilità dei contatti quasi quotidiani tra gli indagati”. (AdnKronos)