Barche migranti abbandonate in spiaggia nell’Agrigentino, Mareamico propone di riutilizzarle per tutela del mare

Gli sbarchi fantasma in diversi casi provocano danni all’ambiente: sono complessivamente una decina le imbarcazioni utilizzate da migranti irregolari e abbandonate in diverse spiagge dell’Agrigentino. L’ultimo caso ad Eraclea Minoa, dove nel tratto di spiaggia vicino alla scogliera di Capo Bianco si notano i resti del peschereccio abbandonato il primo ottobre scorso. A lanciare l’allarme è l’associazione ambientalista Mareamico di Agrigento guidata da Claudio Lombardo che già da diverso tempo, peraltro, ha proposto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di poter riutilizzare le barche abbandonate affidandole a cooperative o associazioni no profit per la tutela ambientale e i monitoraggi delle acque del mare.

“Ecco la fine che fanno la gran parte dei mezzi utilizzati dai migranti per arrivare sulle coste siciliane, attraverso gli sbarchi fantasma”, ha scritto in una nota il presidente di Mareamico che ha condiviso su Facebook anche foto e video dei resti del barcone di legno abbandonato nei giorni scorsi ad Eraclea Minoa. “Questo peschereccio tunisino di circa dieci metri era arrivato, assolutamente indisturbato, qualche giorno fa a Capo Bianco di Eraclea Minoa, senza che nessuno dei circa quaranta migranti – ha aggiunto Lombardo – fosse stato visto o fermato dalle Forze dell’ordine. Il giorno successivo allo sbarco – ha specificato – la Capitaneria di Porto Empedocle era intervenuta per cercare di trainare la barca in un posto sicuro, ma ogni tentativo è stato vano. La barca è affondata disseminando in un lungo tratto di costa rifiuti seriamente inquinanti”.

Carrette del mare abbandonate in spiaggia anche in alcune spiagge di Agrigento, nella riserva naturale di Torre Salsa tra Siculiana e Montallegro e a Borgo Bonsignore, in territorio di Ribera, a due passi dalla riserva della foce del fiume Platani, dove una di queste imbarcazioni, tra l’altro, lo scorso agosto è stata data alle fiamme. Barche che spesso diventano “attrazione” per i turisti che le vanno a guardare e a fotografare, molte le immagini pubblicate in questi anni su Instagram. “Al momento in tutto sono una decina le barche abbandonate sulle spiagge della provincia di Agrigento. In gran parte – spiega il responsabile di Mareamico Agrigento – si tratta di imbarcazioni ormai inutilizzabili perché distrutte come quella di Capo Bianco”.

Attualmente la legge prevede che le imbarcazioni dei migranti che vengono sequestrate possono essere affidate alle forze di polizia o ad altri organi dello Stato ed enti pubblici che ne facciano richiesta per finalità di giustizia, protezione civile e tutela ambientale. Ma i pescherecci abbandonati nell’Agrigentino non sarebbero idonei per attività di polizia, quindi quando è possibile vengono recuperati e abbandonati nei porti, in altri casi restano a lungo sulle spiagge. Secondo Mareamico “si potrebbe ovviare a tutto ciò prevedendo un allargamento della platea di coloro i quali possono richiedere l’affidamento di questa imbarcazioni, con le associazioni no profit riconosciute dal ministero dell’Ambiente, per finalità di tutela ambientale e monitoraggi delle acque del mare o soggetti che hanno come finalità statutaria la promozione del territorio dal punto di vista turistico e ambientale, come le pro loco, le società cooperative o altre associazioni che creano lavoro giovanile. Lo sblocco di queste attività avrebbe anche di riflesso un consistente sviluppo dell’indotto artigianale collegato al recupero di queste barche”. La Presidenza del Consiglio ha già trasmesso nei mesi scorsi la proposta di Mareamico al ministero dell’Interno chiedendo di “fornire le proprie considerazioni in merito all’accoglibilità dell’istanza anche ai fini di una eventuale integrazione della circolare del 13 febbraio 2003”. Si resta adesso in attesa di una risposta ufficiale.