Agrigento, ex direttore museo: ”Nel vaso attico i resti di Pirandello”

Non tutte le ceneri di Luigi Pirandello (1867-1936) furono disperse in mare oppure furono murate nella roccia sotto il celebre pino della villa al Caos, la contrada alla periferia di Agrigento dove nacque lo scrittore e drammaturgo premio Nobel 1934. Una parte dei resti cremati dell’autore de “Il fu Mattia Pascal” sono ancora all’interno del vaso attico del V secolo avanti Cristo che il 28 giugno 2002 fu riconsegnato dal Museo Archeologico di Agrigento al Museo ‘Luigi Pirandello’ per la sua esposizione nella casa natale. Lo afferma Giuseppe Castellana, ex direttore del Museo Archeologico di Agrigento, che ha ricostruito l’annosa vicenda delle ceneri pirandelliane sul suo profilo Facebook. Pur senza mai citarlo, Castellana offre una diversa ricostruzione dei fatti rispetto, ad esempio, a quella narrata dallo scrittore siciliano Andrea Camilleri.

Castellana cita le indagini condotte alla fine degli anni ’90 dal professore Francesco Mallegni, all’epoca ordinario di paleoetnologia umana all’Università di Pisa, che permisero di accertare che le ceneri combuste presenti nel vaso attico erano effettivamente di origine umana. Secondo Mallegni, le ceneri e le ossa combuste presenti nel vaso hanno un’altissima percentuale di appartenenza a Pirandello. Ma per avere ”una certezza assoluta” sull’autenticità dei resti mortali, sarebbe stato necessario eseguire analisi di tipo paleo-biologico ed anche genetiche, per rilevare il Dna, e confrontarlo con quello degli eredi del grande drammaturgo. Che però non vennero effettuate, nonostante la disponibilità offerta quasi vent’anni fa da alcuni eredi, fa sapere Castellana.

“Ora c’era la necessità di confrontare il Dna delle ceneri con quello dei discendenti del drammaturgo – scrive Castellana ora su Facebook – Mi procurai l’albero genealogico di Luigi Pirandello, feci telefonate ai parenti che per comodità di indagine si trovavano a Roma. L’avvocato Stefano Pirandello si dimostrò subito disponibile, così anche la signora Renata Antonetti Marsili, la dottoressa Anna Maria Mendolia della discendenza di Innocenzo, fratello di Luigi, e il dottor Elio Providenti della discendenza di Anna, sorella di Luigi”. “Vennero fatti i prelievi, si esaminarono in due laboratori diversi, a Roma a Granada, i campioni – continua Castellana – Da entrambe le analisi emerse che il Dna ritrovato nelle ceneri era quello di Luigi Pirandello; ma emerse, altresì, che vi erano altri Dna non compatibili. Chiesi spiegazione e la risposta fu: le ceneri del corpo cremato di Luigi Pirandello al cimitero del Verano molto probabilmente si erano mischiate nel forno con altri resti appartenenti ad altre persone! Il forno non era stato pulito. Uno,nessuno centomila.Ecco la storia”.

Le ceneri di Luigi Pirandello, morto a Roma il 10 dicembre 1936, furono cremate al cimitero del Verano e poi sigillate nel ‘cratere’ (di proprietà della famiglia dello scrittore) con un tappo di gesso. Solo nel 1946 le ceneri lasciarono il Verano alla volta di Agrigento, dove furono conservate nel Museo Archeologico, all’interno di un armadio blindato. Nel 1961 fu rotto parzialmente il sigillo e le ceneri furono riversate nella roccia presso il pino della casa pirandelliana in contrada Caos. Il vaso fu poi conservato per un decennio nella villa di famiglia e quindi trasferito di nuovo al Museo Archeologico, da dove poi il 28 giugno 2002 tornò di nuovo alla villa del Caos. (Pam-Ter/AdnKronos)