Siculiana, il mondo raccontato da 292 cappelli al Museo della Memoria e del Territorio

I ragazzi che gestiscono il Museo della Memoria e del Territorio sono già al lavoro per catalogare ed esporre la nuova collezione di cappelli d’epoca donata nei giorni scorsi dalla famiglia Savoia di Palermo. Quella acquisita dall’Associazione Leisure and Tourisme di Siculiana che gestisce il #MeTe, in particolare, è una collezione di 292 cappelli e copricapi provenienti da tutto il mondo, databili dalla fine del dell’800 fino alla fine degli anni ’80 del 900. La collezione si suddivide in tre sezioni: cappelli e copricapi del mondo militare e delle forze dell’ordine; cappelli di natura etnica e dei popoli del mondo e cappelli da donna. “La collezione – spiega il presidente di Alt Stefano Siracusa – apparteneva al dottore Giuseppe Savoia e la donazione l’ha fatta il figlio Giovanni Savoia al fine di custodire e valorizzare il lavoro fatto dal padre. E’ una collezione straordinaria, ci sono cappelli militari, dell’epoca fascista e del periodo della guerra fredda, diversi copricapi comunisti, capelli delle forze armate della vecchia Unione Sovietica. Ci sono cappelli di diverse etnie e culture etnologiche e religioso, capelli thailendesi, cinesi, messicane. Una parte importante delle collezione è quella dei cappelli da donna, che rappresentano il gentil sesso nel mondo occidentale. L’idea è quella di realizzare un progetto di allargamento del museo per esporre questa nuova collezione ma anche quella di organizzare delle iniziative itineranti per valorizzarla mediante mostre, performance e attività culturali”.

Contento di aver donato la collezione del padre il medico Giovanni Savoia. “Essendo un amante dei viaggi – racconta – mio padre ha deciso di collezionare cappelli perché ogni pezzo gli rappresentava il popolo, il viaggio, quello che lui aveva visto e quello che avrebbe voluto vedere, perché molti di questi cappelli non sono di viaggi personali ma viaggi di altri. Così nasce la storia di tutta la collezione. Oltre a questo – spiega -aggiunse tutta la parte dei cappelli militari che hanno avuto sempre un particolare significato. Poi si è aggiunta una collezione di cappelli da donna, devo dire che sono molto belli perché le amiche di mia madre, le nonne delle amiche, donavano i cappelli con cui andavano ai matrimoni, uscivano la domenica e nelle occasioni di festa. Quindi nella collezione c’è una parte più etnografica e poi c’è tutta la parte dei cappelli femminili antichi e moderni. E questa, in sintesi, è la storia della collezione dei cappelli di mio padre. Una collezione – prosegue – che è iniziata 40 anni fa, poi piano piano è andata evolvendosi e ha avuto poi uno stop soprattutto per gli spazi, non si poteva più andare avanti. Mio padre si fece anche dare da un suo paziente che lavorava ai cantieri navali il classico caschetto da cantiere. In Spagna si fece dare un cappello da un torero dopo aver visto una corrida. Ci sono anche cappelli di capotreni delle Ferrovie dello Stato e quelli del guardie del Palazzo Reale e della fortezza della Torre di Londra. Ma ci sono cappelli di tanti paesi del mondo: da diversi paesi d’Europa, dal nord Africa, dalla Cina, da Cuba, dalla Russia, dall’India, dal Pakistan, dal Vietnam, dal Messico, dal Canada, per citarne alcuni”.

Tutti reperti che troveranno spazio nel Museo del Territorio e della Memoria che quest’anno ha registrato già più di quattromila presenze. “Il #MeTe – viene spiegato sul sito web – è da intendere come uno spazio in cui le memorie individuali e collettive di una comunità si inscrivono nella storia dei luoghi e del territorio locale, sconfinando da un passato più o meno lontano fino all’attualità. Obiettivo è la formazione di una coscienza critica e costruttiva verso temi e iniziative volte alla coesione sociale e alla rielaborazione consapevole dei tratti culturali propri di questa comunità. Un museo che non si configura come un cimitero di oggetti vecchi e polverosi, bensì come strumento di partecipazione attiva dei cittadini e di valorizzazione del genius loci”.

Diverse le sezioni espositive del museo, frutto di un lavoro di raccolta e ricerca portato avanti dal 2009 e sfociato poi nel 2014 nell’apertura della struttura che ha riqualificato un pezzo importante del centro storico siculianese, l’antico quartiere Casale. Una sezione è dedicata a Giuseppe Basile, il medico di Giuseppe Garibaldi, un’altra è dedicata ai caduti della prima e della seconda guerra mondiale. Spazio alle credenze religiose, alla tradizione vitivinicola, al ciclo del grano e agli antichi mestieri. Di particolare interesse l’esposizione fotografica d’epoca e il sistema multimediale. Tra le novità dell’anno l’inaugurazione di una nuova sezione dedicata ai matrimoni, che riveste particolare importanza in considerazione del fatto che Siculiana è chiamata anche “città degli sposi” per la tradizione degli “Sposalizi Benedetti dalla Pruvvidenza”.

“Gestiamo il #MeTe, garantendo l’apertura tutto l’anno, grazie alle donazioni dei cittadini. Dal 2014 le visite aumentano di anno in anno”, spiega Stefano Siracusa. “Dal primo gennaio 2019 fino al mese di settembre – racconta – abbiamo superato le 4.000 presenze, più di 1.000 rispetto a quelle registrate l’anno scorso nello stesso periodo. Numeri importanti di cui andiamo fieri e che crediamo siano destinati a crescere ulteriormente. Abbiamo attirato più visitatori perché abbiamo organizzato più manifestazioni culturali ed enogastronomiche. Tra gli eventi che hanno riscosso più successo durante l’estate prima edizione Trinacria Fest, un evento promosso per celebrare la Sicilia tra cultura, musica e gastronomia e che ha visto a presenza di 1.300 persone provenienti da ogni parte dell’Isola. L’iniziativa è stata organizzata dall’Alt in collaborazione con il comune di Siculiana e l’associazione Three for Fun, abbiamo proposto tra l’altro una selezione musicale siciliana e una degustazione di prodotti tipici. Per quanto riguarda le mostre nei mesi scorsi abbiano ospitato due installazioni, una di Alfonso Siracusa Orlando e l’altra di Alessandro Catania. Nel museo, a luglio, anche la performance teatrale ‘Die Panne’ di Valentina Bischi. Inoltre, nell’ambito del progetto ‘Fischio’ finanziato dal Miur 27 alunni dell’istituto ‘Garibaldi’ hanno partecipato al laboratorio sensoriale e all’allestimento collettivo della mostra ‘Torre Salsa’. Adesso siamo già al lavoro per valorizzare la nuova collezione di cappelli d’epoca”.