Migranti: duello fra tribunali su torturatori. E spunta Bija

Il gip di Messina ha sollevato il conflitto di competenza, presso la Cassazione, sul caso dei tre torturatori di migranti giunti a bordo della nave “Alex & co” di Mediterranea Saving Humans, sbarcati a Lampedusa nel luglio scorso. Mohamed Conde’, detto Suarez, 22 anni della Guinea, Hameda Ahmed, 26 anni, egiziana, e Mahmoud Ashuia, egiziano, 24 anni, sono accusati di vari reati tra cui associazione a delinquere, tratta, violenza sessuale, omicidio e tortura. A loro carico le dichiarazioni dei migranti che hanno parlato anche del famigerato “Bija”. I tre erano stati fermati – dopo le indagini avviate dalla Squadra mobile e dalla procura di Agrigento – il 16 settembre scorso all’hotspot di Messina, in seguito al fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo firmato dall’aggiunto Marzia Sabella, dal sostituto della Dda Calogero Ferrara e dal sostituto della Procura di Agrigento, Gianluca Caputo. Il gip di Messina aveva convalidato il fermo dichiarando la propria incompetenza territoriale e spedendo gli atti a Palermo. Il primo ottobre scorso il gip di Palermo aveva convalidato il fermo disponendo la custodia cautelare, ma il 24 ottobre 2019 il Tribunale del Riesame di Palermo ha rinviato nuovamente gli atti a Messina, declinando la propria competenza territoriale ma non depositando le motivazioni (45 giorni di tempo, dal 24 ottobre, per il deposito). “Ogni ulteriore valutazione – scrive il gip di Messina – sulla competenza, richiede il conflitto, non sollevato pero’ dal tribunale del Riesame, di competenza, da proporre a parte”.

I tre fermati erano stati riconosciuti da alcuni dei migranti salvati dalla nave di Mediterranea sbarcati a Lampedusa. Agli investigatori i testimoni hanno raccontano le torture, le botte con bastoni e tubi di gomma e le violenze subite anche attraverso la privazione di cibo e acqua nel lager di Zawyia, in Libia. Si tratta del lager in cui opera “Bija”, ufficiale della Guardia costiera libica e trafficante di esseri umani, che compare anche nelle dichiarazioni dei superstiti. “Mohamed Conde’ – hanno detto – si occupava di imprigionare i migranti, di torturarli e di occuparsi dei riscatti che venivano richiesti ai familiari dei detenuti ai fini della loro liberazione, fornendo agli stessi il cellulare con cui potevano contattare i propri familiari; Hameda svolgeva il ruolo di carceriere, torturatore e di colui che si occupava di cucinare i pasti per i migranti detenuti; Ashuia era il carceriere e guardiano della prigione di Zawyia, nonche’ nelle vesti di torturatore con cui picchiava brutalmente i migranti anche servendosi di un fucile e nell’ulteriore veste di colui che distribuiva i pasti ai migranti detenuti”. Nel fermo della Dda di Palermo i testimoni parlano anche di uomo – soprannominato Bengi (ovvero Bija): “Abdou Rahman, soprannominato Bengi”, un libico, a cui manca l’indice della mano sinistra… si occupava di trasferire i migranti sulla spiaggia; era lui, che alla fine, decideva chi doveva imbarcarsi… egli era uno violento ed era armato; tutti avevamo timore di lui”. (AGI)