Cattolica Eraclea, al via processo bis per la gestione dello stadio

La gestione esclusiva dello stadio al centro di un’aspra contesa con minacce e presunte richieste di denaro. Il presidente di un’associazione sportiva, dalla cui denuncia è scaturito il processo per estorsione, insiste e impugna la sentenza di assoluzione.

Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, è ripartito in Corte di appello, solo per decidere sulla richiesta di risarcimento della parte civile visto che la Procura non ha impugnato il verdetto, il processo scaturito da un’inchiesta che ipotizzava pressioni indebite dietro l’affidamento della gestione dello stadio di Cattolica Eraclea. Il processo è stato rinviato preliminarmente al primo aprile per un eccessivo numero di procedimenti che ha rallentato l’udienza in Corte di appello.

Gli imputati, nei cui confronti lo stesso pubblico ministero Carlo Cinque in primo grado aveva chiesto l’assoluzione, erano sette: Giuseppe Costanza, 52 anni; Gaspare Tutino, 65 anni; Carlo Calogero Baldone, 50 anni; Giuseppe Schembre, 40 anni; Francesco Gambino, 54 anni; Giuseppe Lauricella, 10 anni; tutti componenti di un’associazione sportiva e l’ingegnere Valeria Maria Tutino, 40 anni, all’epoca dei fatti dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune. Quest’ultima è l’unica a uscire del tutto dal processo perché neppure la parte civile non ha impugnato il verdetto nei suoi confronti. I reati contestati erano la diffamazione, la tentata estorsione e l’abuso di ufficio.

L’ingegnere Tutino, in particolare, era accusata di avere emesso una determina con la quale assegnava un contributo di 4mila euro a un’associazione di cui il padre Gaspare e il marito Giuseppe Schembre erano membri e quindi, secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura della Repubblica, sarebbe stata incompatibile a trattare quella pratica. Ma non solo: il provvedimento, emesso il 7 dicembre del 2011, sempre secondo l’ipotesi accusatoria che non ha retto al vaglio del processo, sarebbe stato illegittimo anche perché contrastava con un’ordinanza del sindaco ed era privo di documentazione.

Tutti gli altri imputati (il collegio difensivo era composto dagli avvocati Santo Lucia, Angelina Spagnolo e Giovanni Vaccaro) erano accusati di tentata estorsione: secondo la Procura i componenti dell’associazione sportiva dilettantistica avrebbero cercato di convincere il presidente di un’altra associazione, che si è costituito parte civile e ha impugnato pure le assoluzioni, con minacce e aggressioni verbali, a cedere loro la società per incassare i contributi pubblici. Così, secondo il suo racconto, avrebbe trovato la struttura chiusa negli orari in cui era stato autorizzato dal sindaco a utilizzarla e poi sarebbe stato costretto per oltre un anno a pagare una somma mensile fra i 70 e i 100 euro per usare lo stadio.