Mafia, Occhionero non si presenta in Procura: ”Impedimento per motivi parlamentari”

Impedimento per motivi parlamentari: la deputata di Italia viva Giuseppina Occhionero, indagata per falso dalla procura della repubblica di Palermo che le aveva notificato un invito a comparire per oggi alle 12, ha chiesto e ottenuto un differimento per motivi legati a impegni istituzionali. La richiesta e’ stata formulata attraverso i suoi legali Giovanni Di Benedetto e Giovanni Bruno. Alla Occhionero viene contestato in reato di falso in concorso mentre al suo ex collaboratore parlamentare, Antonello Nicosia, il concorso in falso aggravato. L’interrogatorio della deputata – da quanto si apprende – dovrebbe avvenire comunque prima di Natale. E’ proprio il ruolo di collaboratore a far finire nei guai la deputata, dopo che il 4 novembre scorso il Ros dei carabnieri e il Gico della Guardia di Finanza avevano arrestato, su disposizione della procura del capoluogo siciliano, Antonello Nicosia e il boss di Sciacca, Accursio Dimino, accusati di associazione mafiosa, Luigi e Paolo Ciaccio e Massimiliano Mandracchia accusati di favoreggiamento. Nicosia infatti – gia’ direttore dell’Osservatorio internazionale dei diritti umani, ed eletto nel comitato nazionale del XVII congresso dei Radicali italiani – secondo i pubblici ministeri avrebbe veicolato all’esterno messaggi provenienti da mafiosi detenuti nei penitenziari sparsi nella Penisola.

Accessi molto piu’ agevoli, con meno controlli, se fatti assieme ad un parlamentare della Repubblica che ha tra le prerogative anche quella di potere effettuare accessi nelle carcere senza alcun preavviso. Lo scorso 5 novembre Giuseppina Occhionero era stata sentita dai pm, a Palermo, come persona informata sui fatti. E ai magistrati – l’aggiunto Paolo Guido e i sostituti Francesca Dessi’ e Calogero Ferrara – aveva confessato di avere sbagliato ad essersi fidata. Rivelando anche di avere stipulato un contratto da gennaio 2019 col compenso di 50 euro al mese in favore di Nicosia e poi risolto. Dai riscontri investigativi, tuttavia, emerge – e da qui il reato contestato – che a dicembre 2018, in assenza di alcun accordo contrattuale, Occhionero avrebbe attestato lo status di suo collaboratore al momento di accedere in alcuni istituti penitenziari come il Pagliarelli a Palermo e poi anche ad Agrigento e a Trapani. (AGI)