Identificati vulcani sottomarini vicino alle coste di Sciacca, soddisfazione di Mimmo Macaluso

Grande soddisfazione è stata espressa dal ricercatore Domenico Macaluso alla notizia, recentemente battuta dai media, della pubblicazione da parte dei vulcanologi dell’Istrutto di Geofisica e Vulcanologia di Catania, di uno studio che ha consentito di migliorare le conoscenze di alcune aree vulcaniche  dello stretto di Sicilia, in particolare del banco di Graham, che nel 1831 fu teatro della nascita dell’isola vulcanica Ferdinandea. Una soddisfazione che nasce dal fatto che sin dal 2002, assieme al vulcanologo Giovanni Lanzafame dell’INGV di Catania, Domenico Macaluso, ricercatore UE del progetto Discovering Magna Graaecia e responsabile del settore subacqueo della sezione di Sciacca della Lega Navale Italiana, aveva cercato di sensibilizzare le istituzioni sulla necessità di effettuare il monitoraggio dei fondali agrigentini, interessati da frequenti terremoti che spesso superano  il 4 grado di magnitudo, alla ricerca di vulcani sconosciuti.

Nel 2006 i due ricercatori avevano trovato i finanziamenti necessari ad intraprendere questa ricerca, con la nave oceanografica UNIVERSITATIS, dotata di sofisticata strumentazione come un sonar a scansione laterale, uno multibeam ed un ROV (veicolo automatico subacqueo). La campagna di ricerca pervenne a straordinari risultati, con la scoperta di diversi edifici vulcanici nel banco di Graham e nel banco Terribile, oltre che la presenza di un altro fenomeno, quello del vulcanesimo sedimentario. Nel maggio del 2006, sul Terribile fu rinvenuto anche il cratere di un vulcano, che per essere stato esplorato per la prima volta dal ricercatore riberese, è stato battezzato MAC 06 (GeoResJ 13, 2017), mentre nella stessa area, venne rinvenuto anche un grande cratere da esplosione di una sacca di metano, una struttura geologica diversa per origine dai crateri dei vulcani magmatici e chiamata pockmark. La scoperta diventava il soggetto di un documentario trasmesso su SKY da National Geographic

Proprio alla luce della presenza dei pockmark in questo tratto di mare oggetto di prospezioni petrolifere, in un articolo pubblicato nel 2016 sulla rivista della Società Italiana di Geologia Ambientale e nel corso di una puntata di RAI 3 Presa Diretta, Macaluso ha evidenziato i rischi connessi alle trivellazioni di fondali interessati dal fenomeno del vulcanesimo sedimentario. Nel corso della crociera oceanografica del 2006, il grande complesso geologico dove sono localizzati gli edifici vulcanici scoperti, erano stati battezzati da Domenico Macaluso “Empedocle” e questa grande piattaforma sottomarina, che porta il nome del grande filosofo e naturalista agrigentino, è recentemente entrata a fare parte della topografia del canale di Sicilia, in uno studio scientifico delle Nazioni Unite intitolato “Environment Programme Mediterranean Action Plan”. Ma l’aspetto che ha gratificato maggiormente Macaluso e Lanzafame, protagonisti della campagna di ricerca del 2006, è stata “la necessità di migliorare le conoscenze del vulcanismo sottomarino dello stretto di Sicilia, espressa nello studio divulgato in questi giorni, una necessità già manifestata dopo le ricerche con la UNIVERSITATIS, attraverso il rapporto tecnico 125 pubblicato dall’INGV nel 2010”.