Vino, le aziende del Belìce scommettono sul biologico e sull’agro-omeopatico

Le aziende vitivinicole del Belìce puntano tutto sul biologico. Ci saranno anche diverse cantine dell’Agrigentino in vetrina alla seconda edizione di Not, rassegna dei vini franchi che andrà in scena dal 18 al 20 gennaio ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo. Il programma, oltre ai banchi di assaggio, prevede diversi focus su storie e territori vinicoli, sul paradigma produttivo e il modus vivendi di cui Not si fa vetrina sintetizzato nello slogan “non modificare, non interferire”.A raccontare la loro storia – tra produttori, degustatori e comunicatori provenienti da tutta Italia e dall’estero che si confronteranno in seminari e degustazioni – ci saranno anche le giovani sorelle Rosalia, Cristina, Agata e Gabriella Cannata de “Le Sette Aje” di Santa Margherita Belìce che, con un progetto innovativo all’insegna della sostenibilità, stanno portando avanti l’azienda di famiglia fondata più di cento anni fa dal bisnonno. “Siamo una delle pochissime aziende in Italia e in Europa – raccontano – ad applicare il protocollo agro-omeopatico, promuovendo un’agricoltura sostenibile che non inquini l’ambiente.

Questo metodo ci permette di tutelare la resistenza naturale della pianta, minimizzando la necessità di un aiuto esterno da parte dell’uomo e la proprietà nutraceutiche dei suoi frutti. I nostri prodotti esprimono tutta la naturale bontà della pianta, per questo possiamo definirli naturali. La nostra innovazione consiste proprio in questo: riscoprire la naturale bontà dei prodotti, garantendo qualità per i nostri clienti e offrendo un prodotto unico ed eccellente”. A Not anche le Cantine Barbera di Menfi. “Produco i miei vini – racconta la vignaiola Marilena Barbera – praticando l’agricoltura biologica e la vinificazione naturale, nel massimo rispetto del terroir di Menfi. In vigna non faccio uso di erbicidi, né di fertilizzanti chimici o prodotti sistemici, impegnandomi a custodire la terra che ci nutre e a proteggere la ricca biodiversità dell’ambiente naturale nel quale vivo e lavoro.

In cantina ho scelto di lavorare solo con fermentazioni spontanee e con pratiche enologiche semplici e non invasive, limitando al minimo o escludendo del tutto l’utilizzo di additivi che possano alterare la personalità e l’espressività dei vini e il loro legame con la terra che li genera”. Alla rassegna dei vini franchi pure l’azienda agricola bio La Chiusa di Montevago. “Dal 2011 – racconta Stefano Ientile – mi dedico anima e corpo alla custodia e alla cura del fondo di famiglia. Limitrofa ai ruderi del vecchio paese distrutto dal terremoto del 1968, l’azienda si estende fra vigneti e uliveti per quasi 10 ettari. Abbiamo scommesso sulla qualità, sul lavoro artigianale e sul rispetto del territorio e dell’ambiente. Coltivo e vinifico, senza l’uso di sostanze chimiche, Catarratto, Grillo, Syrah, Nerello Mascalese e Perricone, assecondando l’essenza del frutto ed esaltandone le naturali inclinazioni. In questo luogo ricco di storia, sono tornato per fare il vino e reimparare dal vino”.

Tra i banchi d’assaggio di Not i vini dell’azienda bio dei fratelli Gunther e Klaus Di Giovanna. La cantina si trova in montagna, sulle falde del Monte Genuardo, riserva naturale. I vigneti di famiglia sono coltivati in biologico tra Sambuca di Sicilia e Contessa Entellina. “Il nostro impegno – spiegano i Di Giovanna – è quello di preservare in maniera autentica la biodiversità made in Sicily e l’assoluta ricerca della qualità, oggi ottenuta anche grazie alla conversione in biologico di tutti i vigneti e degli uliveti delle cinque tenute di famiglia, seguendo disciplinari di coltivazione interni mirati alla massima qualità”.