Depistaggio strage via D’Amelio, Petralia: ”Tinebra aveva contatti con il Sisde”

“Dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, visto lo choc generale subito dal Paese, ci fu un concorso di contributi investigativi incredibile. C’erano momenti in cui nella stanza del procuratore c’erano funzionari dell’Fbi o della polizia tedesca. E in quel contesto c’era anche la presenza di appartenenti al Sisde. In particolare ricordo che c’era Bruno Contrada con cui una volta andammo anche a pranzo. Di Contrada avevo comunque sentito parlare da collaboratori di Falcone che mi avevano riferito, tra l’altro, di una diffidenza del magistrato verso di lui”. Lo dice, deponendo al processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio in corso a Caltanissetta, Carmelo Petralia, ex pm del pool che indagava sull’attentato costato la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta.

Davanti ai giudici sono imputati di calunnia aggravata tre poliziotti che indagarono sull’attentato e che, secondo i pm, avrebbero creato a tavolino pentiti come Vincenzo Scarantino suggerendo loro una falsa verita’ sulla strage. Petralia, che ora e’ procuratore aggiunto a Catania, e’ indagato per lo stesso reato a Messina. “A tenere i contatti con Contrada sicuramente era il capo dell’ufficio, Gianni Tinebra. Vi fu un contributo informativo – aggiunge – da parte del Sisde. In che modo si sia sostanziato e quanto sia durato non lo so”. “Il rapporto col Sisde, per quel che mi consta, lo teneva Tinebra”, dice rispondendo al pm Stefano Luciani che gli chiede spiegazioni su alcune annotazioni trovate nell’agenda di Contrada relative a ‘indagini sulle stragi’. Contrada, allora ex numero due del Sisde, e’ stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. (ANSA)