Pensioni, al via domani il tavolo per riforma: obiettivo superare la legge Fornero

Da domani entrerà nel vivo il confronto governo-sindacati sulla riforma del sistema pensionistico con l’obiettivo di superare la rigidità della legge Fornero e lo scalone di Quota 100. Sulla trattativa pesa però l’esito dei test elettorali in Emilia Romagna e Calabria a cui è legata la tenuta della stessa maggioranza. Il tavolo con i sindacati è stato convocato per domani a partire dalle 11 al ministero del Lavoro con il ministro Nunzia Catalfo, il presidente dell’Inps Pasquale Tridico e rappresentanti del ministero dell’Economia. La discussione sarà articolata in tre sessioni: alle 11 inizieranno Cgil, Cisl e Uil, alle 15 sarà la volta di Cisal, Confsal, Usb, Ugl ed alle 17.30 si concluderà con Cida, Confedir, Cosmed, Codirp, Cgs, Cse, Unadis, Usae. Al centro della riforma c’è la flessibilità in uscita e il superamento di Quota 100 che la Lega ovviamente vorrebbe mantenere. Un ‘nodo’ che va sciolto subito perché Quota 100 è in scadenza a fine 2021 e il rischio è che nel 2022, quando dovrebbe tornare in vigore la legge Fornero, si verifichi il cosiddetto ‘scalone’, con un salto di cinque anni per andare in pensione.

A tracciare le linee guida del confronto che prenderà il via da domani è la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S). “Il confronto servirà ad avviare un percorso per pensare a una riforma sulla flessibilità in uscita più stabile e più duratura della sperimentazione di Quota 100”, ha detto Catalfo. Il responsabile dell’Economia Roberto Gualtieri, dal canto suo, è intervenuto a più riprese sul tema assicurando l’impegno dell’esecutivo in un dialogo “reso necessario” e ha respinto le accuse del leader leghista Matteo Salvini, affermando di essere stato proprio lui ad aver creato il problema introducendo Quota 100. Infatti, ha spiegato il ministro, lo ‘scalone’ che scatterà l’anno prossimo “danneggerà chi fino a quel momento non è riuscito ad approfittare del pensionamento anticipato”. Quindi, l’obiettivo adesso è quello di ottenere un sistema “più equo in un quadro di sostenibilità”. Nella piattaforma unitaria, Cgil, Cisl e Uil propongono la flessibilità in uscita intorno ai 62 anni anni o 41 anni di contributi a prescindere dall’età (il sindacato di corso Italia propone con 20 anni di contributi). Fra una ipotesi e l’altra però bisogna fare i conti con le risorse disponibili. Il governo giallo-rosso, infatti, considera costosa la proposta dei sindacati, pur non avendo al momento ancora svelato le proprie carte.

Tuttavia, recentemente in un’intervista Tridico ha aperto alla flessibilità in uscita ragionando in logica contributiva. “Si fissa una linea di età per l’uscita – aveva detto il presidente dell’Inps – poi il lavoratore deve essere libero di scegliere quando andare in pensione. Ovviamente con ricalcolo contributivo, come avverrà per tutti dal 2036”. Il leader della Cigl, Maurizio Landini, si è però subito detto contrario all’anticipo del pensionamento con il sistema tutto contributivo. “Sarebbe un sistema molto penalizzante e un sistema pubblico deve contenere elementi solidali, come fa la piattaforma Cgil-Cisl-Uil, che rivendica un’uscita flessibile a partire da 62 anni”, ha affermato nei giorni scorsi. Il dibattito è aperto, e nella stessa maggioranza ci sono diverse posizioni. Da quella dei grillini, che non si sbilanciano troppo su Quota 100 avendola approvata loro nel precedente governo giallo-verde insieme al reddito di cittadinanza, a quella dei renziani che la abolirebbero tout court. Entrambi comunque sembrano d’accordo a procedere con un sistema flessibile di età di pensionamento, superando la Fornero con un meccanismo che non abbia ripercussioni sui conti.

Ma la flessibilità non è l’unico tema al centro del confronto, si discuterà anche di giovani, donne, previdenza integrativa e meccanismi di rivalutazione. In particolare, l’attenzione sarà rivolta alle Pensioni dei giovani, che con carriere discontinue e calcolo interamente contributivo rischiano di maturare assegni previdenziali molto bassi, e quella delle donne, anche in vista del superamento dell’Opzione Donna. Il confronto, ha riferito Catalfo, coinvolgerà “più ministeri, come il Mef per le risorse finanziarie e la Funzione pubblica, perché parliamo anche di pubblico impiego. Ci sarà uno sguardo particolare ai giovani, valutando in particolare una pensione di garanzia, oltre che la flessibilità in uscita e ai pensionati. Quindi bisogna fare un percorso con queste tre prospettive”. Insomma, la strada appare in salita ed è chiaro che non sarà un incontro risolutivo, ma si metteranno i primi paletti mettendo a punto una road map della trattativa che si annuncia lunga e tortuosa. (askanews)