”Non diffamò il sindaco di Montallegro”, assolto consigliere Cirillo

La pubblicazione di una «fake news» su facebook, in cui si criticava il sindaco in seguito alla notifica di una bolletta della Tari errata, finisce in tribunale. Un consigliere comunale di Montallegro, Giovanni Cirillo, è stato assolto, «perché il fatto non sussiste», dal reato di diffamazione aggravata nei confronti del sindaco del paese Caterina Scalia, per aver pubblicato sul suo profilo Facebook un post con il quale sosteneva «l’incapacità politica amministrativa del sindaco che ha fatto la storia del paese». La sentenza – di cui dà notizia oggi il Giornale di Sicilia – è stata emessa dal giudice Enzo Ricotta.

La vicenda scaturisce dall’invio, da parte del Comune, di alcune bollette della Tari, nell’ottobre 2018. Una di queste bollette venne per errore notificata alla sede legale della squadra di calcio femminile, guidata dallo stesso Cirillo, i cui uffici, in effetti, si trovavano accanto all’associazione sportiva, con un nome molto simile, reale destinataria della bolletta. Da qui le lamentele di Cirillo su Facebook che, in qualità di consigliere lamentava l’assurdità della notifica della bolletta alla squadra di calcio. Tra i commenti quelli del presidente dell’associazione sportiva a cui la bolletta doveva essere recapitata, che informava sempre su Facebook il consigliere che quella bolletta era destinata alla sua associazione sportiva. «Incredibile ma vero! Brividi. A munnizza arriva alla squadra femminile Asd Montallegro Butterflies». Secondo la giunta comunale si trattava di una «fake news» diffamatoria che aveva provocato «agitazione nella comunità e incitava a non pagare le tasse». Da lì la decisione di presentare una querela. Cirillo, resosi conto dell’errore, aveva provveduto a cancellare il post e pubblicamente aveva chiesto scusa al sindaco e all’Amministrazione comunale, precisando che si era trattato di un errore in buona fede. Il difensore di Cirillo, l’avvocato Fabio Inglima Modica, nel corso del suo intervento conclusivo, aveva chiesto al giudice di assolvere l’imputato ritenendo che i contenuti del post rientrassero «nell’ambito del diritto di critica politica» Il pm Fabrizia Fasulo aveva chiesto la condanna a 2.500 euro di ammenda.