Mafia, Cedu: ammissibile ricorso su durata misure prevenzione presentato da imprenditori di Belmonte Mezzagno

E’ stato dichiarato ricevibile dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo (Cedu) il ricorso presentato della famiglia di imprenditori di Belmonte Mezzagno (Palermo) Cavallotti. Obiettivo dell’iniziativa, portata avanti con l’assistenza dell’avvocato Stefano Giordano, e’ quello di far condannare lo Stato italiano per l’eccessiva durata del procedimento di prevenzione, a cui i figli dei tre fratelli Gaetano, Salvatore Vito e Vincenzo Cavallotti, erano stati sottoposti: oltre sette anni. Dopo i sequestri, in alcuni casi scattati nel 2011, il patrimonio fu restituito quasi per intero nel 2019. Oltre che sull’irragionevole durata, il ricorso dichiarato ammissibile dalla Corte di Strasburgo riguarda pure il depauperamento del patrimonio sequestrato e presunte violazioni del diritto al rispetto della vita privata e familiare.

La revoca della misura era stata decisa dalla sezione misure di prevenzione del tribunale dopo una lunga perizia, che doveva stabilire se gli introiti dei Cavallotti fossero “congrui”, cioe’ adeguati alle loro capacita’ reddituali. Il problema si era posto, su richiesta della Procura di Palermo, perche’, sebbene molto giovani, i figli di Gaetano, Salvatore Vito e Vincenzo Cavallotti avevano acquisito una serie di commesse nel campo della metanizzazione; il sospetto era che i genitori, tutti a loro volta sottoposti a misure di prevenzione per Mafia, personali e patrimoniali, fossero dietro le aziende di figli e nipoti. Gli stessi Cavallotti erano stati assolti nel processo penale, ma la prevenzione li aveva dichiarati “socialmente pericolosi”. Ora hanno proposto istanza di revisione delle misure loro applicate. I primi sequestri erano stati disposti dai collegi presieduti dal giudice Silvana Saguto, oggi radiata dall’Ordine giudiziario e sotto processo a Caltanissetta per una serie di reati, perche’ secondo l’accusa avrebbe ‘allungato’ la durata delle misure per favorire amministratori e coadiutori ‘amici’. “Questo ricorso imbocca una strada nuova – scrive l’avvocato Giordano in una nota – perche’ per la prima volta si chiede di accertare la responsabilita’ dello Stato sebbene sia intervenuta la revoca della misura di prevenzione”. (AGI)