Mafia, diocesi Palermo: “Boss e clan inconciliabili con fede”

La presenza del boss dell’Arenella Gaetano Scotto, tra gli otto destinatari della misura restrittiva eseguita oggi dalla Dia di Palermo, a bordo dell’imbarcazione privata che trasportava la statua del santo patrono della borgata, “non e’ riconducibile in alcun modo ne’ alla Confraternita Sant’Antonio di Padova all’Arenella (organizzatrice dei festeggiamenti) ne’ tanto meno alla parrocchia di Sant’Antonio di Padova”. Lo afferma l’arcidiocesi di Palermo. La Confraternita “si e’ anzi premurata di indicare al proprietario dell’imbarcazione il numero di coloro che potevano accompagnare la statua del santo durante la processione via mare in ottemperanza alle disposizioni della Capitaneria di porto e delle autorita’ marittime. Se qualcuno – e tra questi Scotto – ha deciso di salire a bordo fuori dalle procedure che devono essere normalmente seguite, cio’ non e’ minimamente ascrivibile alla responsabilita’ degli organizzatori dei festeggiamenti e della parrocchia del luogo”.

Il parroco della chiesa di Sant’Antonio di Padova, don Francesco Di Pasquale, e i responsabili della Confraternita Sant’Antonio di Padova all’Arenella, si legge ancora nella nota diffusa dalla Curia, “non soltanto stigmatizzano l’eventuale presenza di soggetti legati alla criminalita’ mafiosa che approfittano della presenza di centinaia di fedeli per mischiarsi alla folla, ma prendono le distanze da ogni possibile forma di strumentalizzazione di un evento religioso che deve essere vissuto soltanto in ragione di una fede e di una devozione autentiche”. La Chiesa di Palermo ribadisce “ancora una volta l’assoluta inconciliabilita’ dell’agire malavitoso con l’appartenenza a una confraternita”, cosi’ come chiaramente espresso nel Decreto del 25 gennaio 2019 emanato dall’arcivescovo Corrado Lorefice.

Un decreto che richiama anche la Lettera “Convertitevi!” dei vescovi di Sicilia in occasione del venticinquesimo anniversario dell’accorato appello di San Giovanni Paolo II, nella Valle dei Templi di Agrigento, il 9 Maggio 1993: con quella Lettera i presuli siciliani hanno riaffermato con forza l’inconciliabilita’ “di chi si affilia alle organizzazioni mafiose, pur continuando a farsi quotidianamente il segno della croce e a frequentare la messa domenicale, oltre che le processioni patronali e le riunioni confraternali, senza pero’ avvertire in tutto cio’ alcuna contraddizione. Non possiamo rassegnarci – continuano i Vescovi – a veder degenerare le varie forme di pieta’ popolare in espressioni di mero folklore, manovrabile in varie direzioni, anche da parte delle famiglie mafiose di quartiere, in quest’ultimo caso soprattutto per fini di visibilita’ e di legittimazione sociale. Non possiamo tollerare che le festivita’ di Cristo Gesu’, di Maria Madre sua e dei suoi santi degenerino in feste pseudo-religiose, in sagre profane, dove – nella cornice di subdole regie malavitose – all’autentico sentimento credente si sostituiscono l’interesse economico e l’ansia consumistica, e dove non si tributa piu’ onore al Signore ma ai capi della mafia”.

Si tratta di indicazioni che la Confraternita Sant’Antonio di Padova all’Arenella “ha pienamente recepito” anche attraverso il costante rapporto con la parrocchia del quartiere, attualmente impegnata ad annunciare il messaggio di salvezza del Vangelo attraverso la promozione di progetti di utilita’ sociale, come il progetto In.Con.Tra finanziato con i fondi dell’8 per Mille e il progetto “Tutti a bordo”, realizzato in sinergia con l’amministrazione comunale; un impegno che nei mesi e’ costata alla parrocchia una quindicina di scritte offensive e intimidatorie sui muri delle strade che conducono al porticciolo dell’Arenella. “Segnali che denotano – ha sottolineato l’arcivescovo – che c’e’ qualche forza a cui questo lavoro e la collaborazione tra parrocchia, Confraternita, Istituto Maria Ausiliatrice, Azione Cattolica e diverse altre realta’ da’ fastidio. Che nessuno creda quindi di poter trasformare un evento di fede e di devozione in una sorta di passerella attraverso codici di comunicazione che nulla hanno a che fare con la religiosita’ popolare autentica e ispirata unicamente all’annuncio del Vangelo”. (AGI)