Procura Corte conti: in Sicilia anti-corruzione di facciata

“Purtroppo, in Sicilia si e’ ben lontani da una presa di coscienza del ruolo primario affidato all’amministrazione nel contrasto alla corruzione; la tendenza delle amministrazioni e’ di rimuovere l’obbligo anti-corruzione concreto preferendo, sovente, l’anti-corruzione di facciata, quest’ultima affidata alla convegnistica di settore, dichiarazioni di intenti e sterili invettive intrise di logica gattopardesca”. E’ quanto sostiene il procuratore regionale della Corte dei Conti, Gianluca Albo. Per il procuratore, “risulta ancora distante dai moderni canoni di buona amministrazione e da risultati efficaci di sana gestione finanziaria, l’arcaico sistema di vigilanza della burocrazia regionale sugli enti regionali, ove la vigilanza formale della Regione finisce per legittimare il consolidamento di prassi arbitrarie e privilegi autogestiti dagli enti che compongono la galassia degli enti vigilati dalla Regione”. Altro punto critico “e’ costituito dalla violazione del sistema premiale e delle performance ancora oggi in Sicilia spesso incurante degli obblighi di predeterminazione e specificita’ degli obiettivi a cui ricondurre le indennita’ di risultato erogabili solo e nella misura in cui l’obiettivo sia stato realmente raggiunto”. Anche nel 2019, segnala Albo, “sono risultati fuori controllo gli Iacp dell’isola, “oggetto di numerose indagini, contestazioni di responsabilita’ amministrativa per plurime ed eterogenee fattispecie espressive di una singolare intolleranza gestionale alla legge e ai vincoli da essa imposti”. “Si registra ancora la massima disattenzione delle amministrazioni nel recupero dei propri crediti con titubanze esecutive e disponibilita’ attendiste incompatibili con l’interesse creditorio comune – prosegue il procuratore – Emblematica, oltre che molto grave, la vicenda che ha riguardato un ex dirigente regionale il quale, proprio di recente, ha ottenuto dalla Regione il pagamento di oltre 30 mila euro per spettanze da rapporto di lavoro nonostante fosse gia’, e da anni, debitore della Regione medesima per oltre 650 mila euro a seguito di condanna per danno all’Erario mai onorata”.

Per il procuratore Albo “e’ invece, l’intervento della pubblica amministrazione al suo interno che deve essere sistematico e credibile su un piano di prevenzione reale e convinto contrasto alla mala gestio”. “L’amministrazione non puo’ essere vittima di se stessa per buonismo e reciproca, complice, comprensione tra organi di indirizzo politico e organi di gestione – insiste il procuratore della Corte dei conti – e non puo’ reagire alla corruzione e alla mala gestio affidandosi alla retorica di stile o confidando nell’intervento giudiziario per deresponsabilizzarsi. “Il sistema moderno di contrasto alla corruzione si fonda su un sistema integrato di tutele – conclude – ove la tutela giudiziaria e’ solo eventuale rispetto alla tutela principale affidata all’amministrazione medesima tenuta non solo ad auto-tutelarsi per evitare i fenomeni di mala gestio ma, ove accertati, a creare immediata soluzione di continuita’”. (ANSA)