Coronavirus, rapporto Censis-Ugl: 57% italiani pessimista sul futuro

E’ stato presentato in occasione della Festa dei lavoratori sul Canale YouTube Ital TV, il primo Rapporto CENSIS-UGL dal titolo “Italiani, lavoro ed economia oltre l’emergenza Covid-19”, realizzato per il 70° anniversario di fondazione del sindacato. Nella ricerca, illustrata da Paolo Capone, segretario generale del sindacato UGL (Unione Generale del Lavoro) e Giuseppe De Rita, presidente del CENSIS, sono state analizzate le modalita’ con cui gli italiani sono entrati nell’emergenza, come la stanno affrontando e gli effetti che si produrranno al suo termine. Per Capone “la pandemia ha sconvolto la nostra vita, con conseguenze drammatiche sull’occupazione e con danni gravissimi soprattutto alle Pmi e alle microimprese. Dal primo Rapporto realizzato insieme al CENSIS emerge un pessimismo per il futuro, e occorre essere consapevoli che per vincere questa guerra ognuno dovra’ fare al meglio la propria parte, evitando la deriva della disuguaglianza sociale e lo spreco di risorse. Il sindacato che rappresento ha ben saldi questi valori e proprio in occasione del Primo maggio, Festa dei Lavoratori, rinnoviamo il nostro impegno per dare ai cittadini un contributo concreto e propositivo”. “E’ la straordinaria capacita’ di adattamento degli Italiani ad essere stata decisiva anche nell’emergenza in corso, in cui hanno accettato con grande compostezza limitazioni significative delle principali liberta’ individuali – afferma De Rita -. La ripresa certo avra’ bisogno di interventi di tipo economico, auspicabilmente per riattivare l’azione delle imprese e dei lavoratori e non per creare nuove dipendenze, e tuttavia potrebbero non bastare se non verra’ riconosciuto il ruolo decisivo della societa’ e in essa dei tanti soggetti che ne compongono il paesaggio economico, sociale e territoriale. E’ la societa’, non lo Stato, il motore del modello italiano, e dovra’ esserlo anche nel prossimo futuro”.

Il Covid-19 sta costringendo tutti a misurarsi con sconvolgimenti della vita che resteranno nel tempo. Il Rapporto CENSIS-UGL delinea uno spaccato delle condizioni reali e degli stati d’animo prevalenti nella popolazione, aiuta a capire gli effetti della pandemia sul lavoro e a conoscere le paure degli Italiani, nella prospettiva futura di una ripresa del sistema economico che sara’ forte di una rinnovata fiducia verso i corpi intermedi come i sindacati. Dalla ricerca emerge la preoccupazione per il lavoro, che resta incerto amplificando cosi’ le paure del 50% degli italiani. Lo confermano anche i dati diffusi dall’Istat, che indicano come gli inattivi tra i 15 e i 64 anni siano a marzo in forte crescita di 301mila unita’, con un tasso di 0,8 punti che lo attesta al 35,7%. Inoltre, a preoccupare e’ anche il corposo calo del Pil, stimato dall’Istat nel 4,8% in termini tendenziali. Dal Rapporto CENSIS-UGL si evince poi che il 57,1% degli italiani risulta pessimista sul proprio avvenire, il 25,5% e’ ottimista e il 17,4% non ha le idee chiare al riguardo. Tra i timori anche quello di perdere i propri risparmi (61,4%), acuito dal diffondersi della pandemia (il 79,3% si sente meno sicuro rispetto al passato). Quali saranno le conseguenze sul lavoro a seguito del grande blocco, in un Paese che dovra’ far fronte a un crollo di Pil le cui previsioni oscillano tra -5% e -15%? Dopo il decennio 2009-2019 c’era piu’ occupazione ma con retribuzioni inferiori e orizzonti temporali piu’ ristretti (crescita di tempo determinato e part-time). I dati del bimestre gennaio-febbraio 2020 (rispetto allo stesso periodo dell’anno prima) non mutano il profilo: occupati stabili (+0,1%), tempo determinato a +1,8%, tempo indeterminato +0,4%. Poi e’ arrivato il lockdown, con i divieti e le autorizzazioni decise dal Governo sulla base dei Codici Ateco e delle relative autorizzazioni prefettizie.

Il 51,5% del totale dei lavoratori riguarda i settori essenziali e il rimanente 48,5% quelli dei settori bloccati, pari a circa 7,1 milioni di lavoratori (anche giovani, contratti precari, piu’ bassi redditi e microimprese con un solo addetto, a cui vanno aggiunti gli operatori delle varie forme della gig-economy). Il blocco ha colpito piu’ duramente il tessuto delle microimprese, poiche’ tra quelle con un addetto, ad esempio, afferiscono ai settori bloccati ben il 57% del totale delle imprese. Il Rapporto affronta anche il ruolo dell’Unione europea in questa emergenza ed e’ significativo che il 70% degli italiani valuti come inadeguata la cooperazione nella Ue in materia di lotta al Coronavirus. Una quota molto piu’ alta rispetto agli altri Paesi (49% in Francia e Germania). Inoltre, sulle priorita’ che dovrebbero guidare l’azione europea il 48% chiede maggiore cooperazione tra Stati membri e il 45% aiuti finanziari diretti, mentre il 41% punta sull’allentamento delle regole europee di budget per consentire ai Paesi di sostenere l’economia interna. Per quasi 9 italiani su 10 (l’88,6%) lo Stato e’ considerato una sorta di “comparsa”: ad essere piu’ convinti di questo sono le persone con un basso titolo di studio (34,4%), i redditi bassi (32,4%), i disoccupati (30,9%). In tale contesto, emerge una rinnovata attenzione ad organismi intermedi, come il sindacato, nel quale ha fiducia il 34,9% degli italiani, con percentuali piu’ alte tra laureati (38,3%), operai ed esecutivi (37,3%). “Cosi’, l’azione sindacale di un soggetto come l’UGL puo’ dare un contributo essenziale alla salvaguardia della vera ricchezza del modello sociale ed economico italiano”, spiega il Rapporto. (ITALPRESS).