Istigazione a manipolazione gara d’appalto da 227 milioni, le accuse al deputato Pullara

Tra gli indagati nell’operazione “Sorella sanita’” della Guardia di finanza di Palermo, anche il deputato regionale di Licata, Carmelo Pullara, 48 anni, del centrodestra, dei Popolari e autonomisti, che non è tra i dodici destinatari delle misure cautelari. Accusato di turbativa d’asta perché avrebbe chiesto un favore per una ditta al direttore generale dell’Asp di Trapani Fabio Damiani, in cambio di un sostegno alla nomina di quest’ultimo ai vertici dell’ufficio sanitario, Pullara è  vice presidente della Commissione Salute e servizi sociali e sanitari dell’Ars e componente dell’Antimafia regionale. Sono complessivamente 23 gli indagati – 18 persone fisiche e 5 giuridiche – nell’inchiesta.

Pullara, in particolare, come riporta Grandangolo, è accusato di aver chiesto un appoggio per l’impresa Manutencoop nella gara per i servizi di pulizia del valore di  227.686.423 euro e di durata quadriennale.  La vicenda ha origine  il 17 ottobre 2018 quando viene intercettata una conversazione tra Salvatore Manganaro, faccendiere di Canicattì arrestato stamattina, e l’attuale manager dell’Asp di Trapani Damiani, in cui il primo riferisce di esser stato contattato dal deputato per un appoggio all’impresa Manutencoop. Damiani, all’epoca, era in cerca di sponsor politici per la nomina (poi avvenuta) a dg dell’Asp di Trapani.  “Manganaro consigliava – si legge nel provvedimento –  con la solita spregiudicatezza, a Damiani di “vendersi il culo” se quello poteva fare qualcosa per lui nell’ottenere la nomina a Direttore Generale (“perché non mi fai fare Direttore Generale?”), ma Damiani, più spregiudicato ancora del sodale, gli riferiva che già gliel’aveva chiesto ma quello gli aveva dato una risposta evasiva (“non può… dice questo io non… vediamo”).

La gara però non va a buon fine ma Damiani decideva comunque di tenersi buono per il futuro il Pullara, che avrebbe sempre potuto tornargli utile, e dare un punteggio comunque alto a Manutencoop anche sotto consiglio del suo alter ego Managanaro: “Tu non devi risultare, deve aiutare l’ingegnere a scafazzarla pesantemente lui, questi sono gli accordi…”. Tale gioco delle parti – sostengono gli inquirenti – si rendeva altresì necessario anche perché, i due sodali erano consapevoli che l’on. Pullara fosse nelle condizioni di poter monitorare l’andamento della gara, anche perché la di lui sorella, dipendente della CUC, svolgeva il ruolo di segretaria verbalizzatrice nella medesima procedura di aggiudicazione.

Osserva il gip: “In relazione a tali fatti viene contestato anche al Pullarail reato di turbativa d‘asta ed al Damiani quello di istigazione alla corruzione. Si tratta di una raccomandazione rivolta dal politico, sponsor della ditta Manutencoop, al p.u., e di converso di una sollecitazione da parte del p.u. – in rapporto di stretto sinallagma quale do ut des – di una raccomandazione politica al fine di ottenere l’agognato incarico. Certamente la condotta del Damiani era idonea allo scopo, tenuto conto della qualità del destinatario e del contesto in cui è stata formulata sicché ricorre esattamente l’istigazione alla corruzione prevista e punita dalla norma invocata.  Non così, invece, per il Pullara che, parimenti, si è reso responsabile di una istigazione alla manipolazione della gara in oggetto, che però non è punibile ai sensi dell’art. 115 c.p., essendosi trattato di una sollecitazione non accolta, come evidenziato dai dialoghi già sopra riportati, e non avvenuta in pubblico.”