Mafia, processo Messina Denaro: “41 bis solo dopo via D’Amelio”

“Il 41 bis viene approvato nella notte del 19 luglio, ma senza la strage di via d’Amelio “non ci sarebbe mai stato, cosi’ come le supercarceri di Pianosa e l’Asinara non ci sarebbero state. Giovanni Falcone aveva proposto questo emendamento, ma neppure la strage di Capaci era riuscito a sbloccarlo”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Caltanissetta, Gabriele Paci, nel corso della requisitoria del processo in cui il latitante Matteo Messina Denaro e’ imputato come mandante delle Stragi del ’92. “Dopo le stragi Cosa Nostra inizia a combattere contro il 41 bis – ha aggiunto – cioe’ un fenomeno che senza le stragi non sarebbe stato cosi’ duro”. “La guerra alla mafia si estende alla vicenda penitenziaria. Dopo la strage di via d’Amelio, il famoso 41 bis, che sarebbe rimasto un numero, diventa effettivo – ha continuato Paci – e da quel momento Cosa Nostra inizia ad aprire, nella strategia di attacco allo Stato, il fronte delle carceri”.

I vecchi boss della mafia trapanese lo avevano intuito e per questo nei primi anni novanta “uscirono fuori dai radar”, mandando le nuove leve in avanscoperta. “Matteo Messina Denaro alla fine del ’92 e’ il mediatore delle spaccature nella mafia di Agrigento, tanto era riconosciuta la sua leadership”. “Il 25 ottobre di quell’anno avvengono delle intercettazioni, nel cosiddetto processo Avana, da cui si evince un piano di morte contro alcuni agenti della polizia penitenziaria in servizio nelle carceri dell’Asinara e di Pianosa. “L’ordine venne trasmesso da Matteo Messina Denaro agli agrigentini, una direttiva istruttoria per identificare gli agenti della polizia penitenziaria che lavoravano li’ e andavano uccisi, se ne era parlato in una riunione e si erano spartiti gli omicidi per appartenenza geografica”. L’indicazione riferiva l’operato di “guardie incappucciate che picchiano i detenuti”: quattro di Sciacca, tre di Trapani e uno di Palermo. L’ordine fu che “ognuno si sarebbe pulito le scarpe a casa propria”; nel dicembre 1995 a Trapani venne ucciso anche l’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Montalto. (AGI)