Parcheggio Bovo Marina sequestrato, i fratelli Manzone replicano alla denuncia dell’ex comandante Campisi

Non si è fatta attendere la replica dei fratelli Manzone – proprietari di un terreno di oltre 5.300 sottoposto a sequestro che era adibito a posteggio abusivo a Bovo Marina – in merito alla denuncia presentata dall’ex comandante della polizia municipale di Montallegro Pasquale Campisi. La vicenda prende avvio dall’indagine della Procura della Repubblica di Agrigento che ha portato lo scorso anno al sequestro di un terreno adibito a parcheggio a Bovo Marina di proprietà dei fratelli Manzone, indagati per invasione di terreno pubblico in concorso, e di cui la polizia municipale era delegata a condurre le indagini. Come già specificato nella denuncia presentata lo scorso dicembre i fratelli Manzone ribadiscono in una nota “non sono entrati nel merito del sequestro e di quanto deciso dai diversi gradi di giudizio (Tribunale del Riesame e Corte di Cassazione), di cui, fra l’altro, si attende ancora oggi l’esito di un nuovo ricorso, ma si sono soffermati solo al contenuto delle informative, a firma dello stesso Campisi, in cui erano stati formulati dei giudizi di carattere personale e gravemente offensive”.

“Si riporta testualmente – scrivono i fratelli Manzone – quanto contenuto nelle diverse informative: ‘La suddetta particella nr. 16 veniva come segue frazionata abusivamente: particelle nr.928 foglio nr. 3 … Il frazionamento e l’intestazione della sopracitata particella era stato eseguito in data 13/07/2004 da Manzone Pasquale padre dei sopracitati a seguito di atto per uso capione, sicuramente tale operazione era stata eseguita con la complicità del notaio che ha redatto l’atto pubblico e di funzionari del catasto in quanto ….’ Ed ancora: ‘a parere dello scrivente emerge chiaramente come mediante artifizi e raggiri presumibilmente con la complicità di personale preposto all’Agenzia del Territorio, gli indagati siano di fatto riusciti ad appropriarsi di terreni di proprietà demaniale…’. Accuse diffamatorie e gravemente lesive – concludono – prive di qualsiasi riscontro oggettivo, senza alcuna base documentale che, a nostro parere, hanno avuto un ruolo fuorviante nel corso delle indagini. Su tali fatti abbiamo presentato querela”.