“Fatti di carta”, mostra di Stefano Gallitano a cura di Viviana Caparelli a Realmonte: inaugurazione il 25 ottobre

“Fatti di carta”. E’ questo il titolo della mostra dell’artista Stefano Gallitano  a cura dell’archeologa Viviana Caparelli che sarà inaugurata il 25 ottobre alle 18:30 nei locali della Pro loco di Realmonte.  “La cartapesta – spiega Viviana Caparelli – ha radici lontane ed è uno dei più antichi esempi di riciclo, perché per produrla si utilizza materiale cartaceo di recupero, unito a collanti naturali. Gli Antichi Egizi costruirono maschere funebri e sarcofagi con una tecnica simile alla cartapesta, utilizzando scarti di papiro, ma soprattutto panni di lino uniti con gesso o resina. I Greci, secondo lo storico Erodoto, apprendendo la tecnica dagli Egizi, la utilizzano per la preparazione delle maschere teatrali.

Ma i veri inventori dell’arte della cartapesta sono i cinesi, i quali produssero la carta, utilizzando le fibre di alcune piante come il gelso, con cui ottengono fogli sottili e resistenti.Gli Arabi, capiscono il segreto della produzione della carta dai cartai cinesi cosi da essere diffusa poi in Terra Santa, Spagna e Sicilia.Nella prima metà del Quattrocento, le prime opere in cartapesta furono prodotte da Donatello, Antonio Rossellino, Benedetto da Maiano. Nel 1565, il Vasari allestirà sontuosi carri allegorici rappresentanti la genealogia degli dei, che sfileranno nelle vie di Firenze.

Nel 1600, la cartapesta venne usata nelle celebrazioni dei santi e nelle celebrazioni liturgiche solenni. L’arte della cartapesta è un’arte della tradizione popolare,ma usata anche da artisti famosi come Lorenzo Bernini, Andrea Verrocchio, per abbellire ed impreziosire altari, soffitti dei palazzi nobiliari.Oggi, l’attività della lavorazione della cartapesta è praticata nel mondo dei burattini, nei carri di Carnevale, ma anche mezzo espressivo di artisti, che esportano prodotti di design in tutto il mondo. In questa mostra personale di Stefano Gallitano, i personaggi sono realizzati con fogli di carta, macerati nell’acqua putrefatta, arricchiti dalla sua abilità, dalla sua bravura e dalla sua manualità.

Dalla puzza di marcio la carta prende vita, dalle sue abili mani nasce la forma, la tridimensionalità, il grottesco, il pop, l’aspetto popolano,la sicilianità, la famiglia e la fede. Lo sguardo di Stefano trasforma la carta di giornale, fogli colorati, colla, in umanità di cartapesta. Nella sua bottega, i personaggi si trovano in una piazza immaginaria, un punto d’incontro, in cui i personaggi sono tutti insieme, utilizzando un linguaggio unico, creato dalle mani umide ed incollate dal loro creatore. C’è Santa Rosalia, Padre Pio, San Calogero, la donna con la collana di perla e cappello, i due siciliani con la coppola e tanti altri. A tutti questi Stefano ha dato un’anima ed un’identità. Stefano ha un suo stile originale ed ineguagliabile, grazie alla sua ferma volontà e all’uso sapiente delle mani realizza, cioè rende reali, ciò che la sua mente immagina. Un dono della natura da valorizzare e da cui imparare”.