Mafia, stragi ’92: ergastolo al boss Messina Denaro

La corte d’assise di Caltanissetta, che poco prima della mezzanotte di ieri, ha condannato all’ergastolo il boss latitante Matteo Messina Denaro per le stragi del ’92 costate la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e agli agenti delle scorte Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina ha disposto provvisionali immediatamente esecutive per tutte le parti civili. Alle vedove e ai figli delle vittime sono stati liquidati 500mil euro ciascuno, 300mila ai fratelli, mentre ai nipoti somme tra i 10 e i 50mila euro. Centomila euro sono andati ai tre superstiti degli attentati di Capaci e Via D’Amelio: Angelo Corbo, Giuseppe Costanza e Antonio Vullo.

Secondo l’accusa, sostenuta in aula dal procuratore aggiunto Gabriele Paci, il boss Matteo Messina Denaro avrebbe determinato all’interno di Cosa nostra “un clima di unanimita’ senza il quale il capomafia corleonese Toto’ Riina non avrebbe potuto portare avanti i suoi piani stragisti, se non a rischio di una guerra di mafia”. “Non e’ sostenibile – ha spiegato il magistrato durante la requisitoria, conclusasi con una richiesta di condanna all’ergastolo per il padrinio latittante – che Toto’ Riina avrebbe comunque intrapreso quella strada senza avere il consenso di Cosa nostra, perche’ se ci fosse stato il dissenso dei vertici di una delle province ci sarebbe stata una guerra”. La storia di quegli anni, dunque non sarebbe stata la stessa se Messina Denaro non avesse appoggiato la linea del padrino corleonese e se non avesse aiutato Riina a stroncare sul nascere le voci del dissenso interno. Quello che si e’ concluso stasera e’ il terzo proceso che si celebra a Caltanissetta per la strage di Capaci e il quinto celebrato per la strage di via D’Amelio. Nelle altre tranche sono stati condannati a vario titolo capimafia ed esecutori materiali dei due attentati. (ANSA)