Covid: Conte in Parlamento spiega dpcm, tensione con regioni

La curva dei contagi “corre”, in Italia “la situazione e’ “in peggioramento” e il governo si appresta per questa ragione a varare nuove misure restrittive entro mercoledi’. In Parlamento, Giuseppe Conte presenta la prossima stretta per arginare il contagio. Lo fa illustrando soltanto alcune delle nuove regole, tra le quali un coprifuoco nazionale, la chiusura nel weekend dei centri commerciali, stop a mostre e musei, limiti agli spostamenti ma soprattutto l’individuazione di “tre aree con tre scenari di rischio con misure via via piu’ restrittive” ed un meccanismo automatico che portera’ il ministero della Salute a emanare delle ordinanze di chiusura delle Regioni con l’indice Rt piu’ alto. Il dettaglio del dpcm, pero’, ancora non c’e’. E questo perche’ il governo continua a duellare con i governatori, contrari all’idea di chiusure mirate dei territori, favorevoli invece a paletti nazionali uniformi.

Conte si presenta alla Camera sollecitando anche il confronto con i gruppi di opposizione, in nome dell’emergenza. Una linea che ricalca l’appello all’unita’ che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella consegna a Stefano Bonaccini e Giovanni Toti, rispettivamente presidente e vicepresidente della Conferenza delle Regioni: “Serve un dialogo costruttivo e una collaborazione tra le istituzioni”, e’ il messaggio del Capo dello Stato. Parole che non cadono del tutto nel vuoto perche’ se e’ vero che il centrodestra continua a bocciare l’idea di una cabina di regia, su cui il premier e’ tornato anche oggi nel suo intervento (“la proposta resta immutata”, dice), come segnale di collaborazione i partiti dell’opposizione decidono di astenersi su alcuni punti della risoluzione di maggioranza mentre il governo da’ parere favorevole ad alcune richieste della risoluzione presentata dai gruppi del centrodestra. Un segnale che raccoglie il plauso del segretario del Pd Nicola Zingaretti: “Bene questa prima convergenza politica che da tempo auspichiamo. Perche’ la lotta al #Covid si vincera’ insieme, dalla stessa parte”, scrive il leader dem su twitter. Incassato il voto in Parlamento per il capo del governo si apre una vera e propria corsa contro il tempo per arrivare alla stesura e pubblicazione del nuovo dpcm. Una strada che al momento e’ tutta in salita tanto che nei capannelli di Montecitorio inizia a farsi strada la possibilita’ che il testo non veda la luce nemmeno domani.

La riunione della mattina tra lo Stato e le Regioni ha fatto registrare l’ennesima fumata nera tanto che il governatore del Veneto Luca Zaia bolla l’incontro come “interlocutorio” preannunciando un nuovo round in nottata dopo le conclusioni dei lavori parlamentari. Tra i punti piu’ contestati c’e’ quello della scuola. L’idea del premier e’ di portare la didattica a distanza al 100% per le superiori. Proposta che non piace a Giovanni Toti, presidente della Liguria: “sarebbe un disastro – dice .- porterebbe a un’espansione dell’epidemia, non a una contrazione”. Ma i problemi non mancano nemmeno all’interno della stessa maggioranza. Nella riunione mattutina con i capi delegazione viene confermato l’orientamento ad un coprifuoco nazionale alle 21. Idea pero’ che non convince Italia Viva. Il partito di Matteo Renzi infatti sarebbe per arrivare almeno alle 22 e promette battaglia anche sulla chiusura domenicale dei ristoranti, un’ipotesi che l’esecutivo starebbe valutando per il nuovo dpcm. E proprio nel corso del vertice con i capidelegazione, il ministro Teresa Bellanova avrebbe tenuto il punto definendo la chiusura “un danno gratuito ai ristoratori e alla filiera agroalimentare”. Ma non e’ tutto, anche il Pd inizia a perdere la pazienza di fronte ad uno stallo che rallenta il varo del nuovo provvedimento mentre la curva dei contagi continua a correre. A chiedere che la situazione si sblocchi e’ il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio che chiama in causa direttamente Conte: “Signor presidente, lei si e’ assunto la responsabilita’ di fare alcune proposte oggi. Noi vorremmo anche che ci fosse un ulteriore scatto di responsabilita’: se le regioni non saranno in grado di fare le scelte che la salute dei cittadini richiede, lo Stato si prenda la responsabilita’ di farlo in loro vece”. (ANSA).