Beni culturali, CoopCulture: ”No aiuti a pioggia, aprire tavolo per progetti strategici”

Superare la fase degli aiuti a pioggia e aprire un tavolo interministeriale per il settore delle cooperative culturali per provare a costruire, da una parte politiche attive del lavoro e dall’altra progetti strategici per il Recovery Fund che siano in linea con le sfide della digitalizzazione, della rigenerazione territoriale, anche in un’ottica green, mettendo al centro la cultura e il patrimonio culturale. E’ la richiesta al governo che arriva da CoopCulture, attraverso la presidente Giovanna Bardi, in un’intervista All’Adnkronos. “Lanciamo un appello perché si faccia un tavolo per fare scelte strategiche e visioni per il futuro: pensiamo a progetti con nuove destinazioni turistiche e culturali, no agli aiuti a pioggia”. Progetti che “tra l’altro noi stiamo facendo all’estero ed è un paradosso che all’estero apprezzano le nostre competenze ed in Italia ci vogliono far morire”. Tanto è vero, spiega Barni – che è anche presidente di ‘Culturmedia – “nei giorni scorsi abbiamo avuto un incontro con alcuni europarlamentari e stiamo lavorando con loro sulle sfide green, del digitale e per la resilienza. La cultura infatti ha la capacità di rigenerare i territori, le comunità e anche di stimolare creatività e coesione sociale”. CoopCulture vede peraltro, nelle politiche attive il mezzo per raggiungere tali obiettivi attraverso sgravi contributivi, formazione e riqualificazione delle competenze.

La cooperazione nel settore del turismo e beni culturali conta imprese che si occupano di gestione di luoghi della cultura, parchi, musei, monumenti, spazi culturali, organizzazione di eventi. Un insieme di quasi 2.000 cooperative in tutta Italia che danno lavoro a circa 20.000 persone. Si tratta infatti di salvaguardare “un capitale umano di altissimo valore che, cresciuto in numero e in qualità grazie alla crescita nell’ultimo decennio delle presenze turistiche da ogni parte del mondo, in prevalenza femminile e con un elevato livello di istruzione e di familiarità con le lingue straniere, rischia di andare oggi disperso”. La forma cooperativa, prima della crisi, aveva consentito un livello di stabilizzazione altissimo in un settore in cui esiste invece ancora moltissimo lavoro in nero e precariato nonché anche un investimento notevole nella qualificazione di queste risorse, anche nell’uso degli strumenti digitali necessari a fronteggiare le situazioni di maggiore concentrazione della domanda. (Adnkronos)