15 Luglio 2024
Agrigento e Provincia

Mafia, l’avv. Giuseppe Scozzari: “Io non difenderò mai alcun boss”

http://www.giuseppescozzari.it/index_file/foto/inccolombo/005.JPGAlla mafia ha detto no, con coraggio e coerenza, mettendo al servizio degli imprenditori la propria esperienza professionale e andando a colpire le cosche mafiose direttamente nelle proprie casse.

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L’avvocato Giuseppe Scozzari, già membro della Commissione Parlamentare Antimafia dal 1994 al 2001, difende da ormai tre anni gli industriali agrigentini che hanno deciso di ribellarsi al racket delle estorsioni, al cosiddetto “pizzo”. E per questo impegno gravoso e allo stesso tempo pericoloso non chiede nessun compenso.

Avvocato Scozzari, perché questa scelta?

Le motivazioni le ho già spiegate in una lettera a Confindustria. Ho fatto una scelta coerente con la mia storia. E’ un impegno civile in cui credo profondamente. Io e altri avvocati, anche se debbo dire non sono molti, abbiamo scelto di non difendere i mafiosi, ma di stare dalla parte delle vittime di mafia. Falcone diceva sempre che la mafia la sconfiggi se gli tocchi il canale d’accesso economico. Soltanto mettendola in difficoltà finanziarie la mafia va in crisi”.

Ma non ha paura per la sua incolumità?

Quando ero in Commissione Parlamentare Antimafia sono stato scortato per quattro anni. Ho ricevuto decine di lettere e intimidazioni. Sono abituato a vivere in questo modo. In Sicilia è importante non farsi tentare dalla mafia, rimanendo coerenti con se stessi e non scendere a forme di strani compromessi. Se si tentenna di fronte a certe richieste, non si può più tornare sui propri passi, perché è lì che si rischia la morte”.

Come giudica la scelta di imprenditori come il presidente di Confindustria, Giuseppe Catanzaro, che hanno organizzato una vera e propria resistenza alla mafia?

E’ una scelta straordinaria e dirompente. Confindustria sta dando una grandissima lezione alla classe politica che è profondamente assente su alcune tematiche importanti. Per combattere la mafia per prima cosa bisogna intercettare e toglierle i capitale di cui si nutre. Altra vicenda importante da analizzare sono gli appalti nella pubblica amministrazione!”.

Che tipo di imprenditori si rivolgono a lei per chiedere aiuto?

Non solo imprenditori, ma anche Comuni, che si costituiscono parte civile in processi di mafia. Ad esempio mi è capitato di difendere durante la mia esperienza professionale il Comune di Favara, regno della mafia della provincia agrigentina. A chiedermi aiuto vengono le persone veramente determinate, che hanno fatto una scelta di coraggio. Il primo approccio è sempre quello più faticoso perché per l’imprenditore vittima di estorsione è difficile collaborare: è impaurito, è spaventato dalle ritorsioni. Molte volte mi sono trovato a essere più uno psicologo che un avvocato: ho cercato di fare acquisire sicurezza, spiegando agli industriali che ci guadagnano di più a non pagare la mafia, che dal momento in cui depongono saranno tutelati dallo Stato”.

Questo presuppone una grande fiducia nei mezzi dello Stato…

Devo dire che la Squadra Mobile di Agrigento ed i Carabinieri hanno dato un grande sostegno a chi ha testimoniato”.

Quanti sono gli imprenditori ancora vittime delle estorsioni?

Il 70-80% ritiene più sicuro continuare a pagare le cosche mafiose. Questo vuol dire che lo Stato non è ancora arrivato a loro. Infatti molti imprenditori denunciano il pizzo soltanto quando lo Stato scopre, attraverso il controllo di pagamenti illeciti, che sono vittime di estorsione. Anni fa non era così. L’imprenditore che pagava il pizzo, una volta interrogato, negava qualsiasi coinvolgimento, oggi invece conferma e dà elementi importanti, aiutando così lo Stato nella lotta alla mafia. Circa il 20% degli imprenditori si ribella: è il lievito culturale e sociale di una nuova crescita economica che può liberare la Sicilia”.

Anche il piccolo imprenditore è a rischio estorsione?

Certo, soprattutto nelle città, al soggetto che apre una piccola attività commerciale la richiesta di pizzo arriva circa dopo 6-7 mesi. La cifra pretesa è in genere sproporzionata ai ricavi ottenuti, così il commerciante va alla contrattazione. A quel punto la mafia capisce che la trattativa si farà e l’imprenditore, per paura, non denuncerà la propria situazione. Ecco la mafia arriva dove c’è la solitudine dei commercianti e degli imprenditori.

 

Di Francesca Manicardi

Da: Fuoririga – Speciale sulla mafia agrigentina, n° 2