Tra gli indagati anche il comandante della polizia municpale. Clamorose rivelazioni sul settimanale Grandangolo.
Il giornale di Agrigento diretto da Franco Castaldo – pubblica, in esclusiva, la notizia secondo la quale la Procura della Repubblica di Agrigento (i sostituti Manuela Persico e Antonella Pandolfi) hanno chiesto il rinvio a giudizio, con l’accusa di estorsione ed altro, nei confronti dell’ex sindaco di Siculiana, Giuseppe Sinaguglia, il comandante della polizia municipale di Siculiana, Giuseppe Callea ed altre due persone.
La vicenda ha preso le mosse dall’operazione antimafia “Marna” che aveva portato, l’anno scorso, una dozzina di persone in carcere. Tra i rivoli dell’indagine anche le dichiarazioni degli imprenditori Lorenzo e Giuseppe Catanzaro, titolari dell’omonimo gruppo, che lamentavano delle vere e proprie persecuzioni da parte dell’amministrazione siculianese in relazione alla gestione della discarica di contrada Matarana. Tutti i dettagli della vicenda a pagina 1.
Grandangolo torna ad occuparsi dell’aviopista che l’imprenditore Salvatore Moncada intende realizzare nella zona di contrada Drasi (insieme ad 84 suite). Le indiscrezioni delle settimane scorse pubblicate da Grandangolo hanno trovato conferma: la zona dove si vuole realizzare l’aviopista è sottoposta a vincolo paesaggistico. Un vincolo voluto, caldeggiato ed illustrato dagli ambientalisti, rappresentati da Mimmo Fontana e dall’ex soprintendente Graziella Fiorentini. Dunque, per portare a compimento l’opera (suite comprese) occorre disporre una variante al Prg e superare il vincolo paesaggistico (che peraltro, secondo Grandangolo non dovrebbe essere l’unico vincolo esistente nella zona).
Ed ancora: viene svelato il travaglio all’interno del Partito della Libertà che proprio oggi ha consacrato Marco Zambuto a leader provinciale ed espressione diretta del ministro della giustizia, Angelino Alfano. Nelle pagine interne ampi servizi sono dedicati alle cronache di fatti di mafia ed un pregevole articolo riguarda la consegna dei pizzini a Bernardo Provenzano provenienti dal boss latitante Giuseppe Falsone. Per i giudici il miglior “postino” di cui si serviva Falsone era Calogero Di Gioia di Canicattì.

