“C’è un’emergenza ad Aragona in provincia d’Agrigento.
Centinai di cani in condizioni drammatiche abbandonati alla morte e peggio all’agonia nell’indifferenza delle istituzioni che dovrebbero essere invece i primi garanti del rispetto delle leggi quindi anche riguardo i diritti degli animali”. La denuncia del “caso cani di Aragona” e la storia della signora Ninfa, l’anziana ottantenne che si prende cura degli animali tra mille difficoltà, approda anche su Facebook, centinaia gli utenti iscritti al gruppo.
La storia di Ninfa Gueli, è quella di un’anziana gravemente ammalata che si prende cura dei cani randagi del suo paese. “Gli animali glieli buttano dentro i cassonetti, li abbandonano nei suoi terreni. E lei, li raccoglie tutti, uno ad uno – scrive La Padania -. Quando lei bussa alla porta del sindaco, la risposta è che non ci sono soldi. Intanto i cani vengono ignorati, uccisi, seviziati, abbandonati, investiti, avvelenati. Dalla disperazione lei ha cercato di darsi fuoco, ma neanche l’estremo gesto ha smosso le coscienze. Alla fine Ninfa è passata per pazza ma non per il fuoco: per aver detto mille volte no a chi le suggeriva di risolvere il problema, con il veleno. Laggiù – scrive il giornale della Lega – si fa così. Metodo rapido e veloce. “Istituzionale”. Racconta Ninfa agli amici stretti che alla domanda al sindaco: ‘Che ne facciamo dei cani?’, la risposta è stata: ‘Quali cani’”. I cani d’Aragona, appunto.
Una giovane volontaria che periodicamente è lì a dare il suo aiuto racconta, scrive Tony Puglisi, fondatore del gruppo “Emergenza cani d’Aragona” su Facebook, delle “condizioni atroci in cui vivono i cani in una specie di canile improvvisato da un’anziana signora ottantenne per giunta malata, nell’indifferenza delle autorità, sindaco in testa, dello scherno persino e del fastidio infine con cui sono state accolte le sue lamentele sulle inadempienze della pubblica amministrazione che invece di occuparsi dei randagi, di curarli, sterilizzarli, nutrirli, li ha lasciati alla buona volontà dei singoli che a volte dedicano anni e averi nell’impossibile compito di arginare una situazione che ancor più che disperata per la mancanza dei mezzi è disperante a causa di una “cultura” che sembra non lasciare speranza e per la quale l’animale è niente più che un semplice strumento dell’uomo e che al pari di qualsiasi altro strumento (in/animato) quando ha smesso o non ha la sua funzione può essere soppresso o abbandonato”.

La drammatica e triste storia dei cani di Aragona e di Ninfa Gueli ha suscitato oltre ad una mobilitazione commovente, che ha permesso di gestire le emergenze grazie al contributo di volontari e donatori, anche tanti sentimenti ed emozioni. Sul sito www.nelnomedelcane.org e su Facebook potrete inviare i vostri commenti e trovare le informazioni per contribuire, anche con un piccolo messaggio.
“Ma nonostante tanti aiuti in cibo e ripari purtroppo la situazione era e resta di piena emergenza – racconta Mary, una giovane volontaria impegnata tutti i giorni insieme a Ninfa ad accudire i cani d’Aragona -. Nessuna cura per nessuno di loro da parte dell’ASL. Nessuna attenzione da parte dei media. Nessun provvedimento esemplare da parte della magistratura se non, con il ritardo di vitali mesi, l’ascrizione delle responsabilità al signor sindaco. Nessun interesse da parte del signor sindaco Alfonso Tedesco”.
IL RACCONTO. La storia di Ninfa, “Nel nome il destino”. Di Tiziana Genovese
