A gridare sempre ‘al lupo al lupo’, è noto come può andare a finire. In Sicilia, da giorni, si levano tanti, spesso ingiustificati ‘al cane, al cane’.
Dal Ragusano al Siracusano, dal Catanese al Palermitano e ancora alle isole Eolie. Nell’intera Sicilia, da quando è avvenuta la tragedia di Scicli, si rincorrono notizie ma anche ‘voci’ su cani randagi che hanno o avrebbero tentato di aggredire persone. Ma arrivano anche appelli, veri, di padroni disperati che non hanno più trovato, o ritrovato morti per avvelenamento, i loro amici a quattro zampe.
Sembra, davvero, essere ‘scoppiata’ una psicosi. L’ultima notizia, “una vera fesseria” la definisce, Fiorella Restuccia, la responsabile del servizio randagismo del Comune di Lipari, raccontava di una ‘guerra’ nei confronti dei randagi nelle isole Eolie con la cattura di una decina di animali. “Sono mesi che periodicamente, quando vediamo che ce ne sono in giro chiamiamo una ditta di Taurianova, li facciamo prendere e portare in un canile fuori dall’isola. Ma è un servizio ordinario, non c’è nessuna guerra. Nel passato c’era stata qualche segnalazione di persone morse e da allora abbiamo provveduto per evitare che accadesse ancora”.
A Siracusa, una donna che era in moto ha denunciato di essere caduta perchè inseguita da un gruppetto di cani che, però, vedendola a terra, si sono allontananti senza nemmeno avvicinarsi. Nella stessa zona una ventina di pecore sarebbero state uccise da cani randagi che ne avrebbero ferito altre 72. A Catania, due donne hanno denunciato di essere state inseguite da cani mentre facevano jogging nella zona di piazza Europa. Dal Palermitano e dall’Agrigentino, invece, arrivano notizie di cani avvelenati,scomparsi o feriti dai combattimenti. A Cinisi, la associazione animalista Asvua ha denunciato che cinque randagi sono stati avvelenati nel centro cittadino e si teme che, dopo i fatti di Scicli, gli episodi si possano ripetere. Da Racalmuto, invece, attraverso la Lida, arrivano notizie di cani scomparsi, ma anche di rinvenimenti, di cani gravemente feriti perchè utilizzati per combattimenti clandestini, una ‘specialità’ dell’agrigentino, specie nelle zone di Favara, Racalmuto e Aragona. (Apcom)

